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Te lo do io il CGIE

GIAN LUIGI FERRETTI- Al termine della prima assemble plenaria del "nuovo" CGIE, vi racconto come ho vissuto questa esperienza.

IL GRANDE FRATELLO
Guardavo le facce dei neo eletti, i nuovi arrivati. All'inizio erano allegri e sorridenti, pieni di speranze. Sicuramente avevano pensato a come apportare una ventata di freschezza, di modernità, di miglioramento. Alcuni di loro si sono persino candidati per l'organigramma mettendosi a disposizione con entusiasmo.
Ahimè, hanno dovuto capire presto che il CGIE altro non è che un reality show con una "produzione" che decide tutto dietro le quinte. A pensarci bene, neanche troppo dietro le quinte: il responsabile del PD all'estero, Eugenio Marino, e il rappresentante del PD nel CGIE, Norberto Lombardi, radunavano attorno a sè capannelli di Consiglieri della loro parrocchia per dare disposizioni tassative, facevano ritirare, con le buone o con le cattive, candidati scomodi. Tutto sotto controllo, persino i presidenti, vicepresidenti e segretari delle commissioni.

L'ASSOCIAZIONISMO
Sono venuti anche da me i due della "produzione" per raccontarmi che loro avevano deciso che i partiti (io rappresento il MAIE) questa volta dovevano fare  un passo indietro a favore dell'associazionismo. "Bene", la mia risposta, "Allora eleggiamo Segretario Generale un esponente dell'associazionismo e non Michele Schiavone che è il Segretario del PD in Svizzera". La risposta è stata - con viso serio serio - che Schiavone veniva eletto non in quanto dirigente di partito bensì "per la sua storia personale nel mondo dell'emigrazione". Ho raccolto le braccia, che mi erano cadute, e mi sono allontanato sconsolato.

GLI ACCORDI
Si è vero, tutte le cariche degli altri CGIE erano state frutto di accordi fra partiti. E quindi c'è chi ha pensato che anche questa volta sia successo qualcosa di simile. Ma così non è stato.  Questa volta i partiti organizzati all'estero erano il PD e il MAIE e non c'è stato alcun accordo.
Per il MAIE è stato eletto Mariano Gazzola come Vicesegretario per l'America Latina perchè il MAIE, con i 7 consiglieri dell'Argentina e l'1 del Venezuela, ha la stragrande maggioranza in quella commissione, che peraltro ha indicato Gazzola all'unanimità, e perchè avevamo detto chiaro e forte che se si fosse fatta la porcata di impedirci di avere quel che era nostro avremmo abbandonato in massa il CGIE sbattendo la porta.
Poi è stato eletto Riccardo Pinna come membro del CdP perchè il PD non è riuscito a stoppare le velleità di due dei suoi che si sono presentati spaccando così in due i voti di sinistra.
Per dimostrare urbi et orbi l'inesistenza di accordi, ci ho messo la faccia candidandomi e raccogliendo esclusivamente i voti dei Consiglieri targati MAIE. Chiaro che, se accordo ci fosse stato, lo avrei fatto per me. Anzi, saputo della mia intenzione di candidarmi, la "produzione" è venuta ad intimarmi a muso duro di non farlo. Infatti l'ho fatto.

GARAVINILAND
Uno dei passaggi della liturgia prevede la passerella dei parlamentari eletti all'estero che vengono a recitare il riassunto dei loro comunicati stampa.  E finalmente arriva il momento che attendo sempre con trepidazione: l'intervento dell'On. Laura Garavini.
Io ho un sogno, quello di vivere nel mondo illustrato dalla Garavini, dove tutto è colorato, dove c'è una musica accattivante in sottofondo, dove il governo ha grande attenzione per gli italiani all'estero. Sì, voglio vivere in quel grande parco di divertimenti che è GARAVINILAND.

LO VOTO MA NON MI PIACE
Ma anche gli altri eletti del centrosinistra non scherzano. Con il massimo dell'abilità oratoria di cui sono capaci cercano di convincere gli uditori della loro ferma opposizione a tutti i provvedimenti del governo Renzi contro gli italiani nel mondo e a tutti i tagli. Dimenticano di dire che ciascuno di loro li ha votati tutti. Prima votano a favore, poi piangono.
Il peggiore di tutti è il senatore Micheloni, quello che viene a raccontare come dovrebbero essere gli organismi di rappresentanza. Sì, quegli organismi (Comites e Cgie) che ha tentato di ammazzare, ferendoli comunque gravemente, provocando, in combutta con Mantica, il ritardo di ben 5 anni del rinnovo dei Comites.

NO, TU NO
E' venuto il Ministro degli Esteri Gentiloni. E' stata un'apparizione ti tipo mariano: un discorsino di qualche minuto e via. E' venuto il sottosegretario con delega agli italiani all'estero. Quando è scattato il turno dell'unico parlamentare di opposizione, si è alzato e se ne è andato.
Non sapremo mai se è stato il compagno Schiavone a decidere di fare parlare l'On. Ricardo Merlo per ultimo oppure se è stato il compagno sottosegretario a decidere che non voleva sentire critiche. Giustamente Merlo ha rinunciato a parlare.

IL CONSIGLIERE D'ORO
Il Movimento 5 Stelle poteva indicare un suo rappresentante come Consigliere di nomina governativa. Con la mini riforma del CGIE i Consiglieri di nomina governativa non percepiscono più la diaria, vengono a titolo puramente gratuito. Ma, siccome il CGIE si fa carico del loro viaggio, il Miinistero degli Esteri si era raccomandato che partiti, associazioni e sindacati indicassero residenti a Roma o almeno in Italia, al massimo in Europa per non gravare sul già più che scarno bilancio del CGIE.
Bene, sapete cosa ha fatto il movimento nemico degli sprechi? Ha indicato tale Matteo Preabianca residente in Australia. Il suo biglietto aereo è costato 10.000 dollari!!! E ci sono state pressioni da parte dei dirigenti del M5S per fare accettare che volasse a Milano (dove evidentemente aveva cose sue personali da sbrigare) e poi viaggiasse da Milano a Roma, sempre a spese dei contribuenti. Non solo, hanno tentato anche di convincere il Ministero degli Esteri a pagargli una diaria perchè si spesasse di vitto e alloggio. Spero - ma finora non so con certezza - che il Ministero abbia resistito ai "moralizzatori, nemici di sprechi e privilegi.

IL CONSIGLIERE D'ORO E MUTO
Il Consigliere d'oro, di cui sopra, è stato anche un Consigliere muto o quasi. E' intervenurto solo nella noiosa discussione per il regolamento per cercare di spostare una virgola.
Eppure il meet-up del M5S aveva raccolto da ogni parte del mondo suggerimenti per il Preabianco, che avrebbe dovuto stupirci ed ammaliarci con proposte innovative. Peccato che i 4 punti che sono emersi dalla discussione mondiale fossero:
1. La richiesta ai vertici del movimento per un raccordo con gli attivisti all'estero. Cosa c'entri col CGIE non è dato sapere.
2. "Forte differenza tra CGIE (non votati) e COMITES (votati dei cittadini democrazia dal basso) e giusta valorizzazione dei secondi". Testuale, compreso il risparmio (questo almeno) della punteggiatura. Chi ha vogli di spiegargli che per il CGIE c'è una votazione (eccome se si vota) di secondo grado tipo quella per l'elezione del Presidfente della Repubblica?
3. "Modifica del regolamento per elezioni COMITES (eliminare la presentazione sotto un Movimento o Partito politico, ma dare la possibilità a qualunque comunità di italiani all'estero che rispetti le regole per la presentazione delle liste". Sempre testuale. Qualcuno ha voglia di consigliare loro di andarsi a leggere la legge istituriva dei Comites e capire la stupidaggine che gli è scappata?
4. "Assistenza pubblica in Italia per i residenti all'estero, ticket special er i residenti all'estero, per pagare, ma rimanere assistiti; coerentemente con le convenzioni tra gli stati)". Evvabè...

IL CONSIGLIERE D'ORO, MUTO E VINCITORE
Il meet-up del M5S all'estero conclude con un "Matteo, ti aspettiamo vincitore al tuo ritorno!".  Tranquilli, Matteo ha vinto....un bel viaggio in Italia in business class a spese nostre. Complimenti e apllausi!

LE FACCE DEI NUOVI ALLA FINE
Ho guardato le facce dei "nuovi" l'ultimo giorno. Facce stanche e sguardi tristi come di chi ha assistito alla morte dei suoi sogni e delle sue speranze.

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Picchi passa alla Lega

L'On. Guglielmo Picchi, unico parlamentare di Forza Italia all'estero, è passato alla Lega, che gli ha assicurato quello che aveva sempre chiesto a Forza Italia senza mai ottenerlo: un collegio in Italia. Salvini gli ha promesso l'elezione in Toscana e Picchi, una volta avute tutte le garanzie del caso, ha sparato a zero sul suo vecchio partito e sul suo responsabile per gli italiani all'estero, Sen. Vittorio Pessina.

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È morto d'infarto il Console di Mendoza

Era stato nella Segreteria del CGIE
Lunedì è deceduto a 60 anni Pasquale Pede, il Console italiano di Mendoza.
Pasquale Pede, nato a Montenero Valcocchiara (Isernia) e laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, aveva prestato servizio in Spagna, Etiopia, Lussemburgo e Svizzera. Era molto conosciuto dagli italiani all'estero per essere stato Capo Sezione della Direzione Generale per gli Italiani all' Estero e le Politiche Migratorie e poi nella Segreteria della stessa Direzione, ma soprattutto per il suo lavoro nella Segreteria Esecutiva del CGIE.
Pasquale Pede, che era Console a Mendoza dal 2011, ha avuto un infarto i mentre pedalava sulla mountain bike nella zona di Villavicencio assieme ad amici imprenditori; caduto al suolo, è stata subito chiamata l'ambulanza, ma non si è riusciti a salvargli la vita.

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Petta chiede al CGIE di prendere posizione sull'ineleggibilità dei dipendenti dei Patronati

Gerardo Petta, Consigliere del Comites di Zurigo, ha scritto ai Consiglieri del CGIE per portare alla loro attenzione la risposta scritta del Viceministro Mario Giro, all’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Franco Cardiello (FI), sull’ineleggibilità di molti, attuali, membri dei Comites per incompatibilità all’incarico, come previsto dalla normativa vigente, L. 23 ottobre 2003, n. 286.
Petta si riferisce ai dipendenti dei patronati ed ai corrispondenti che, afferma: "dovrebbero immediatamente dimettersi dall’incarico ed essere sostituiti da chi abbia  i requisiti per rappresentare l’emigrazione negli organismi di rappresentanza (Comites e CGIE NdR)".
Informa che è stato inoltrato, nello scorso mese di giugno,  un ricorso al Tribunale di Roma,  per l’inosservanza della L. 23 ottobre 2003 n. 286 sui  Comites e si augura che venga affrontato questo argomento in Assemplea Plenaria. "Sarebbe un bel segnale se il CGIE prendesse posizione su tale questione - afferma Petta - e si adoperasse, immediatamente, affinché  venisse ripristinata  la legalità all’interno  di questi due organismi della collettività italiana all’estero".

Ecco la risposta scritta del Viceministro Mario Giro a cui fa cenno Petta:

"In merito alla questione se possa essere eletto a membro del Comites chi riveste una posizione nell'articolazione organizzativa dei Patronati, il Ministero degli affari esteri ha di recente reso noto un parere che conferma quanto già espresso in occasione delle elezioni del 2004, ovvero che si tratta di un caso di ineleggibilità. Infatti, l'attività para-amministrativa svolta dai Patronati, nonché gli altri loro elementi costitutivi (finanziamento pubblico, carattere tendenzialmente gratuito e generalizzato delle prestazioni offerte, esenzioni fiscali, penetrante controllo esercitato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali) conferiscono a tali enti natura istituzionale e pubblicistica, nonostante essi siano qualificati dalla legge n. 152 del 2001 come "persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità". Tale impostazione è peraltro in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale, che si è espressa in materia con la sentenza n. 42 del 7 febbraio 2000.
Con riferimento, invece, all'incompatibilità fra la carica di membro del Comites e quella di corrispondente consolare, si fa presente che, ai sensi dell'art. 52 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, tale incarico è ufficialmente conferito dal capo dell'ufficio consolare per lo svolgimento di funzioni attinenti ai servizi consolari, che riguardano essenzialmente attività sussidiarie di assistenza ai connazionali e altri compiti, che di volta in volta, vengono loro affidati. Inoltre, l'incarico deve essere comunicato al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e alla Missione diplomatica. Risulta evidente, pertanto, il carattere istituzionale del ruolo e delle funzioni che il corrispondente consolare è chiamato a svolgere e la conseguente incompatibilità con la carica di membro del Comites, ai sensi della legge 23 ottobre 2003, n. 286.
In questo quadro va tenuto presente che la responsabilità e la competenza a deliberare in materia di cause di ineleggibilità o incompatibilità appartiene, in via esclusiva, ai Comites stessi, come prescritto dall'art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2003, n. 395. Non è quindi dato agli uffici consolari adottare decisioni in tale ambito. L'unico rimedio verso determinazioni non conformi, adottate da parte dei singoli Comites, resta dunque il ricorso al tribunale ordinario di Roma, come previsto dal citato articolo 7.
Per quanto concerne la durata dell'incarico di membro del Comites, la legge del 2003 prevede che "i componenti del Comitato restano in carica cinque anni e sono rieleggibili solo per un periodo massimo di due mandati consecutivi". Il disposto normativo non fa riferimento ad un limite di dieci anni per il mantenimento della carica elettiva, bensì ad un limite di due mandati consecutivi. La causa di ineleggibilità è riferita ai mandati successivi all'entrata in vigore della legge stessa, cioè l'11 novembre 2003. Considerato che successivamente a tale data le elezioni per il rinnovo dei Comites si sono tenute nel 2004 e nel 2015, è possibile concludere che, sotto questo profilo, non possano essersi verificati casi di candidature illegittime nelle ultime elezioni, dato che tutti i membri dei Comites all'epoca in carica avevano svolto un unico mandato, pur prolungato per dieci anni a causa del rinvio delle elezioni".
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Un senatore del PD sta dando il colpo di grazia ai patronati

Rischia di essere scavalcato (ma non credo che gli dispiacerebbe) Gerardo Petta, Consigliere del Comites di Zurigo, che sta portando avanti la sua battaglia per l'ineleggibilità nei Comites degli esponenti di patronato. La campagna intrapresa da un senatore del PD, residente in Svizzera anche lui, potrebbe risultare nell'eliminazione addirittura dei patronati. Il Sen. Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, ha perso la pazienza. Il Ministro del Lavoro Poletti dovrà presentarsi in audizione a fornire spiegazioni e chiarimenti sulle tante irregolarità (mandati inesatti o incompleti, documentazione carente o addirittura assente, pratiche non finanziabili, duplicate, o rimaste senza esito) del sistema patronati all'estero oppure i risultati dell'indagine del Comitato finiranno alla Procura della Repubblica.
Poletti dovrà spiegare come mai non ci sono stati, o sono stati carenti, i controlli che il suo ministero per legge avrebbe dovuto fare per legge e non ha fatto o ha fatto in maniera del tutto insoddisfacente.
Il grosso della torta (circa il 60%) se lo pappano Inca-Cgil, Ital-Uil, Inas-Cisl e Acli.
Tantissime sono le irregolarità emerse dall'indagine del Comitato che vuole vederci chiaro su come vengono impiegati le cospicue somme devolute dallo Stato ai patronati ell'estero (circa 35 milioni, ovvero il 12% degli oltre 300 milioni destinati alle centrali di patronato). La spartizione tra i vari patronati avviene in base al numero di uffici aperti all’estero e al numero di pratiche effettuate a beneficio dei nostri emigranti. Ogni pratica, un punteggio molto più alto di quello in Italia per cui il business viene alimentato anche facendo passare migliaia di pratiche provenienti dagli uffici italiani come lavorate oltreconfine.
Il caso più eclatante è stato il famigerato "caso Giacchetta" dal nome del direttore dell'INCA-CGIL di Zurigo che, tra il 2001 ed il 2009, si intascò l'intero importo pensionistico complementare dei pensionati che avevano dato mandato al patronato per il disbrigo delle pratiche di pensione. Ironia della sorte il Giacchetta era Consigliere del Comites di Zurigo proprio come Gerardo Petta.
Noi, e solo noi, per molto tempo fummo gli unici in Italia a raccontare la vicenda, ora finalmente sono molti ad avere aperto gli occhi e ad avere il coraggio di denunciare. Chiedemmo invano pubblicamente alla CGIL di sanare la situazione venendo incontro ai danneggiati, ma la potente centrale sindacale ci rispose indirettamente con arroganza: "Non sono fatti nostri, noi non c'entriamo, se la prendano col sig. Giacchetta".
E, quando i tribunali svizzeri hanno sancito il diritto al risarcimento per i pensionati, l'INCA-CGIL svizzera ha dichiarato fallimento e la la sede nazionale dell’INCA-CGIL ha chiuso le sedi in Svizzera. Anche i tribunali italiani si stanno occupando del caso, putroppo con la solita lentezza.
Il Ministro farebbe bene a convocare subito i patronati e insieme stabilire un'accurata pulizia per il passato (compresi i risarcimenti per casi come il "caso Giacchetta") e un ferreo sistema di controlli per il futuro. Altrimenti potrebbe essere la Giustizia a decretare la fine del sistema dei patronali.

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