Lun11202017

Last updateMar, 14 Nov 2017 3am

FILEF per il NO al Referendum

La Filef, la storica organizzazione dell'emigrazione italiana di sinistra ha emanato il seguente comunicato:

La Riforma Costituzionale proposta dal Governo, che è sottoposta a Referendum confermativo, incide fortemente – e negativamente – sulla rappresentanza parlamentare dei cittadini italiani all’estero. Nel rispetto degli orientamenti delle singole organizzazioni e dei singoli aderenti alle organizzazioni della rete Filef in Italia e nel mondo, la Filef nazionale, sulla base di un’analisi approfondita del testo della riforma costituzionale proposta dal Governo e approvata dal Parlamento, di cui forniamo più oltre i link di riferimento, ritiene di dover invitare i propri associati a impegnarsi nella campagna referendaria per consentire l’espressione di un voto consapevole da parte del maggior numero di elettori sia in Italia che all’estero e di sostenere il NO alla proposta di riforma.

Le ragioni a sostegno del NO sono molteplici.

Per quanto riguarda gli italiani all’estero, la prima cosa da rilevare è che con questa riforma la rappresentanza parlamentare dei circa 5 milioni di italiani nel mondo viene drasticamente decurtata del 33%, cancellando i 6 seggi oggi previsti al Senato. Come sostiene il costituzionalista Felice Besostri, è paradossale che nel nuovo Senato – non elettivo – sono stati dati 2 Senatori alla Val d’Aosta con 126.806 abitanti o 4 alla Regione Trentino Alto Adige con 1.029.475 abitanti su 100 (membri del nuovo Senato), che ne avevano rispettivamente 1 e 7 su 315 (membri dell’attuale Senato), cioè raddoppiano il loro peso percentuale e si sono tolti i 6 senatori della circoscrizione estero rappresentativi di milioni e milioni di cittadini italiani residenti fuori dall’Italia. Nella logica sbagliata dei falsi riformatori poteva essere conservata una quota di Senatori esteri eletti dai Comites o altre nuove forma di rappresentanza. La combinazione di legge elettorale e revisione costituzionale rende gli italiani all’estero di serie C.”

La cosa è ancora più grave considerando che i cittadini italiani all’estero crescono al ritmo di circa 150.000 all’anno (secondo l’AIRE), ma molto più probabilmente di 250/300.000 all’anno (poiché, come sappiamo, molti nuovi emigrati non comunicano i loro trasferimenti fintanto che non hanno trovato una collocazione lavorativa stabile, talvolta a distanza di diversi anni).

Aggiungiamo anche che la nuova legge elettorale denominata Italicum, non prevede la partecipazione degli italiani all’estero al secondo turno di ballottaggio, nel caso non scatti, al primo turno, il quorum che consenta l’attribuzione del premio di maggioranza, risultando quindi non determinanti nell’ attribuzione di una consistente quota di seggi.

Tutto ciò mostra la grave disattenzione verso l’emigrazione italiana e gli italiani all’estero, che secondo la nostra Costituzione, sono titolari degli stessi diritti civili dei residenti in patria.

Ma la riforma è così mal strutturata che non raggiunge nessuno degli obiettivi che, secondo il Governo, l’avrebbero motivata; vediamo quelli principali:

Supera il bicameralismo?

NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato. Molti sostengono, a ragione, che se questo fosse stato l’obiettivo, sarebbe stato semplice raggiungerlo con la semplice cancellazione del Senato.

Produce semplificazione?

NO, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione. Molti costituzionalisti sostengono che la semplificazione poteva essere raggiunta con la semplice modifica dei regolamenti parlamentari.

Diminuisce i costi della politica?

NO, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera? Oppure, come altri sostengono, perché non ridurre semplicemente, a tutti i parlamentari e senatori, le attuali indennità ? Una riduzione del 10% di tutte le indennità avrebbe comportato un risparmio maggiore della riduzione di 215 senatori.

Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini?

NO, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare. Inoltre il nuovo Senato ridotto a 100 componenti non sarà eletto, ma nominato. Il collegamento della riforma con la nuova legge elettorale denominata “Italicum”, determina infine una riduzione grave della rappresentanza, poiché una minoranza (anche del 20% dei votanti, neanche degli elettori) può acquisire la maggioranza assoluta alla Camera, mettendo in minoranza (di seggi) l’80% dei votanti. La “sproporzione”, ovvero l’inversione del principio di rappresentanza tendenzialmente proporzionale risulterebbe addirittura drammatica e inquietante.

È una riforma chiara e comprensibile?

NO, è scritta in modo da non essere compresa. Su questo rimandiamo alla difficile lettura del testo di riforma; o, se si vuole comprendere più rapidamente la questione, a vedere questo breve video prodotto dall’ANPI: Come è stato riscritto l’Art. 70

È una riforma innovativa?

NO, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari. Anche perché le indennità dei residui senatori vanno a carico delle regioni e delle città metropolitane. Che allo stesso tempo si trovano depotenziate perché molte decisioni su materie regionali e locali tornano in mano al Governo. In questo senso, la riforma abolisce gran parte degli elementi di federalismo introdotte dalle precedenti modifiche.

A cosa serve dunque questa riforma ?

Serve essenzialmente a rendere il potere esecutivo meno vincolato possibile alle decisioni del Parlamento, introducendo in modo surrettizio una sorte di premierato che tuttavia, contrariamente a molti altri esempi di repubblica presidenziale, non si avvale dei necessari equilibri interni tra i vari poteri dello stato. (Mentre, allo stesso tempo, l’Italicum, serve ad eleggere un Parlamento il meno rappresentativo possibile della volontà popolare).

Una volta acquisita la maggioranza assoluta alla Camera (attraverso le norme previste dall’Italicum, che per l’appunto riguarda solo l’elezione della Camera, mentre il nuovo Senato non vota la fiducia al Governo), un premier eletto, magari al ballottaggio, partendo anche da una percentuale relativamente irrisoria di consensi (mettiamo il 20%), può ritrovarsi con una maggioranza parlamentare assoluta con la quale, a questo punto, può determinare l’elezione del Presidente della Repubblica, l’elezione dei membri della Corte Costituzionale, insomma degli altri organi di garanzia costituzionale. La Repubblica resterebbe solo formalmente parlamentare, mentre in realtà, tutti i poteri si concentrerebbero nelle mani del presidente del consiglio. Come si domanda Felice Besostri, ma se questo era l’obiettivo, perché non proporre una modifica della forma di governo e proporre una seria repubblica presidenziale?

La questione è che porre sul tappeto una riforma di questo genere avrebbe implicato una discussione ben più ampia e profonda; la proposta di trasformazione della natura della Repubblica, da Parlamentare a Presidenziale, avrebbe dovuto necessariamente contemplare un sistema di pesi e contrappesi tra i vari poteri istituzionali, come sono presenti in tutte le maggiori e più collaudate repubbliche presidenziali.

Certamente, una riforma di questo genere avrebbe dovuto puntare fin dall’inizio ad una maggioranza ben più ampia di quella semplice, con cui è passata in Parlamento l’attuale proposta, coinvolgendo le opposizioni e lasciando discutere i parlamentari. E difficilmente, imbarcarsi in questo percorso sarebbe stato credibile per un Parlamento – quello attuale – eletto con una legge – il Porcellum – che è stato giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Si è scelta quindi la classica scorciatoia, i cui limiti sono ampiamente evidenti sia sotto il profilo del metodo che del merito, anche sotto una pressione internazionale e nazionale, non soltanto di altri paesi (vedi il recente sostegno americano e tedesco), ma anche di istituzioni private (grandi banche e istituti finanziari, ecc.) che hanno visto nella riforma un’occasione di rafforzamento della cosiddetta “governance”, cioè del potere esecutivo, a discapito dei processi di decisione democratica parlamentari.

La recente espressione dell’Ambasciatore USA a favore della riforma, secondo il quale, se essa non viene approvata, vi sarebbero una riduzione degli investimenti esteri nel nostro paese, è, da questo punto di vista, molto emblematica e istruttiva.

E’ tuttavia molto strano che paesi che sono rigorosissimi quanto al rispetto delle proprie costituzioni e dell’equilibrio dei loro poteri interni, come USA e Germania, siano così bendisposti a favorire il contrario in Italia.

Non ci sarà anche una questione di “sovranità” tra le pieghe di questa riforma e dell’Italicum ?

Il Presidente Mattarella, riferendosi all’intervento dell’Ambasciatore americano Phillips, ha giustamente ricordato che la sovranità è – ancora – degli elettori italiani. Non si può che auspicare che essi la esercitino al meglio per l’oggi e per il domani, votando NO al Referendum di autunno.

 

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Welcome back, Italians!

ANGELO PARATICO - Gli Australiani hanno una canzone nel loro cuore, che tutti conoscono:  “I still call Australia home” scritta da Peter Allen nel 1980. E’ la storia nostalgica di un australiano che gira per il mondo ma che si consola pensando che, mal che vada, avrà sempre una casa in Australia dove potrà ritornare. Ebbene per molti dei nostri emigrati anche questo sta diventando un sogno!
Nel 2014 il governo Renzi - dopo la concessione degli 80 euro - ha passato una legge con la quale viene stabilito che tutti gli emigrati italiani debbano pagare l'IMU sulla loro prima casa, come se questa fosse la II casa, equiparandola a un’abitazione di villeggiatura. Viene però concessa discrezione ai comuni di applicare o meno questa odiosa tassa. Verona, la città dove mia moglie possiede una casa e dove abitiamo quando rientriamo da Hong Kong,  la applica, come la gran parte delle città italiane, tutte a corto di soldi. Questa è una chiara ingiustizia! Se un residente all’estero possiede una seconda casa in Italia, allora è normale applicarvi l’IMU ma è ingiusto applicarla sulla prima. Come si può andare a chiedere soldi pure a chi è costretto a vivere lontano dal proprio Paese per guadagnarsi il pane?
Questa legge viene applicata anche ai pensionati che si trasferiscono all’estero, in luoghi dove la vita è meno costosa, per vivere un po’ più dignitosamente. Costoro risparmiano sul costo della vita ma si ritroveranno la stangata IMU per l’appartamentino che si sono lasciati dietro in Italia. E credo che molti di loro non lo hanno ancora scoperto, forse non allertati dal proprio commercialista e, dunque, dovranno pagare pure gli arretrati, con gli interessi e la multa. Welcome back, Italians!

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Uniti possiamo farcela!

Riflessioni  sul  Congresso MAIE a Bucarest 
GERARDO PETTA - Sabato 11 giugno ho avuto il piacere di essere presente al  V Congresso del MAIE, svoltosi presso l’Hotel Phoenicia di  Bucarest.
Erano presenti il Presidente e fondatore del MAIE (Movimento Associativo degli Italiani all’estero), On. Ricardo Merlo, insieme all’On.  Mario Borghese,  al Sen.  Claudio Zin,  alla coordinatrice del MAIE Europa, Anna Mastrogiacomo, al coordinatore dell’America Centrale Ricky Filosa, al consigliere del MAIE nel CGIE, Gian Luigi Ferretti e  ai  delegati  di 21 paesi europei.
La struttura organizzativa del MAIE è stata  coordinata,  in modo egregio e professionale, dalla dott.ssa Antonella Rega che  si è rilevata impeccabile sotto ogni aspetto.
Era presente anche il responsabile di Forza Italia nel mondo, Sen. Vittorio Pessina, che da qualche anno sta collaborando con il MAIE su obiettivi comuni  a favore degli italiani residenti all’estero.
Da osservatore esterno, vorrei sottolineare l’atmosfera di cordialità e  amicizia  che ho riscontrato tra tutti i partecipanti presenti. Sembrava quasi   una fotografia del passato, quando le famiglie, sedute a tavola,  conversavano   su come era andata la giornata, quali erano le preoccupazioni e quali  gli obiettivi più importanti da conseguire  nel prossimo  futuro. I parlamentari presenti davano l’impressione di essere dei  padri che  ascoltavano i propri  figli, i partecipanti, cercando poi tutti insieme di trovare la soluzione ai problemi,  al fine  di raggiungere il bene comune della famiglia, in questo caso rappresentata  dagli italiani residenti all’estero .
Questa era l’atmosfera che il sottoscritto ha respirato in questo convegno.
Ho apprezzato  inoltre   l’intervento del Sen. Zin, quando   ha spiegato che per fare politica ci vuole passione e creatività, ingredienti  presenti, secondo lui,  in tutte le persone che fanno parte del  MAIE. Condivido in toto questa sua affermazione, perché negli ultimi anni la politica è diventata un corpo estraneo e distante  dalla gente, invece a Bucarest ho visto e sentito  il piacere e la volontà  di partecipare alla vita politica, da parte dei  sostenitori del suddetto Movimento.
Le cause  di questa mancanza di fiducia verso la politica  sono da ricercare nei vecchi partiti che hanno fallito nel loro compito di adoperarsi  seriamente a risolvere i reali problemi del paese e degli  italiani   che vivono oltreconfine.
Anche Forza Italia, ha commentato il Sen. Pessina,  ha commesso qualche errore nel suo impegno politico    verso gli italiani all’estero, ma ora stiamo  collaborando insieme al MAIE per cercare di tutelare questa nostra comunità residente oltre i confini nazionali.
Non ci resta, a questo punto,  che sperare   che  le suddette due forze politiche, con passione e creatività come  suggerito  dal Sen. Zin,  possano  camminare insieme, unite nell’interesse comune della nostra numerosa collettività italiana che vive all’estero, poco sostenuta e apprezzata   dall’attuale governo, guidato dal PD di Renzi.
Infatti nella legge di stabilità 2016 non è stato abolito l’IMU sulla prima casa degli italiani che vivono oltreconfine, dal 01 luglio dovremo pagare  il canone RAI, inserito nella bolletta dell’Enel, e si  continuano a tagliare i fondi da destinare  alle Istituzioni scolastiche italiane all’estero. Un paese che taglia i finanziamenti all’istruzione e alla ricerca è un paese senza futuro e prospettive, cioè un paese destinato al fallimento totale.
Tutto ciò è inaccettabile e pertanto sarebbe opportuno che il MAIE e Forza Italia   facessero squadra per  raccogliere di sicuro, alle prossime elezioni politiche del 2018,   i frutti del loro  lavoro. Credo che gli elettori sapranno premiarli  con qualche parlamentare in più anche nella Circoscrizione Europa dove  il  centrosinistra, targato PD,  si sta dimostrando non all’altezza della situazione.
Uniti, possiamo  farcela!

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Il MAIE festeggia l’Italia a Dublino

Il Coordinatore del MAIE Irlanda, Daniele Meneghelli festeggia il successo della Nazionale italiana con gli amici del MAIE di Dublino nella splendida cornice del “The Brage” in Charlemont.

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Congresso del MAIE Europa a Bucarest

Ricky Filosa (Italiachiamaitalia.it) - Si è tenuto a Bucarest lo scorso sabato 11 giugno, in un clima di grande interesse ed entusiasmo, di grande attenzione al progetto, il V Congresso MAIE Europa. Coordinatori e delegati del Movimento Associativo Italiani all’Estero sono giunti da venti Paesi Ue per parlare di italiani all’estero, di futuro e territorio. Presente il fondatore e presidente del MAIE, On. Ricardo Merlo, insieme al giovane deputato MAIE Mario Borghese e al senatore del Movimento Claudio Zin. Dal Sud America è arrivato Daniel Ramundo, parlamentare MAIE nel Parlasur.
Al congresso naturalmente c’era Anna Mastrogiacomo, coordinatrice MAIE Europa, e non poteva mancare Gian Luigi Ferretti, che rappresenta il MAIE all’interno del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Ha partecipato anche il senatore Vittorio Pessina, responsabile nazionale del dipartimento Italiani all’estero di Forza Italia, da tempo ormai amico e sostenitore del MAIE. Pessina è anche membro CGIE in rappresentanza del partito azzurro.
Merlo, durante il suo intervento, si è detto convinto che alle prossime elezioni politiche il MAIE conquisterà un deputato anche nel Vecchio Continente: “La gente è sempre più lontana dai partiti tradizionali, mentre sempre più connazionali si avvicinano convintamente al MAIE, che rappresenta ormai l’unica vera garanzia di  costruire sviluppo per il mondo dell’emigrazione e per il Sistema Italia oltre confine”, ha detto l’eletto all’estero.
Claudio Zin ha spiegato che oggi più che mai “è necessario europeizzare il MAIE”, sottolineando che il Movimento continua a crescere nel mondo perché fatto di persone per bene, di volontari che credono in ciò che fanno, perché “il MAIE – ha spiegato Zin – è politica, passione e creatività”.
Mario Borghese ha dichiarato alla platea: “In Sud America siamo fortissimi. Vogliamo esportare questo movimento in Europa. Mi auguro che il MAIE possa andare benissimo anche qui nel Vecchio Continente alle prossime sfide elettorali”.
E' intervenuto anche Daniel Ramundo: “Sono molto contento di partecipare a questo congresso”, ha detto, per poi proseguire: “Il 2008, data della nascita del Maie, e' da considerare data storica. Siamo partiti con la speranza dei pionieri ma fiduciosi nel successo. Da allora abbiamo iniziato a sviluppare il movimento in tutto il mondo. Oggi siamo qui con una nuova sfida. Bucarest è una ulteriore tappa del nostro percorso iniziato anni fa. Servirà a portare un rappresentante del MAIE europeo in Parlamento. Siamo qui – ha concluso - per diventare la vera voce degli italiani all'estero in Europa, un punto di riferimento per tutti i nostri connazionali”.
Anna Mastrogiacomo, coordinatrice del MAIE Europa, dopo avere salutato tutti i presenti ha raccontato il lavoro svolto negli ultimi mesi: “Ci stiamo dando da fare con contatti, riunioni, eventi politici e sociali. Per questo conto su di voi coordinatori locali. Dobbiamo seguire l’esempio del nostro presidente Merlo che con abnegazione continua a girare il mondo per essere vicino alle nostre comunità. Il nostro compito è quello di continuare a crescere in Europa, partendo dalle associazioni e da coloro che hanno contribuito a diffondere l’italianità oltre confine. Le nostre comunità purtroppo oggi continuano ad essere dimenticate dalle istituzioni italiane. Ma noi non possiamo continuare ad essere italiani di serie b. Sono convinta che un deputato MAIE in Europa farebbe la differenza – ha concluso Mastrogiacomo -, non abbandonerebbe i connazionali, come invece hanno fatto altri eletti all’estero che si sono dimenticati degli italiani nel mondo una volta entrati in Parlamento”.
Gian Luigi Ferretti, consigliere CGIE in quota MAIE, ha parlato dell’importanza degli organi di rappresentanza: “Comites e CGIE sono fondamentali per il mondo dell’emigrazione. Rappresentano grandi conquiste. Certo sono istituzioni che vanno governate nella maniera giusta”. “La Repubblica Italiana ha l’obbligo di tutelare gli italiani all’estero, chi vive oltre confine non può e non deve essere dimenticato. Questo vuol dire che agli italiani nel mondo va data la giusta assistenza consolare, vuol dire diffondere e promuovere la lingua italiana nel mondo, vuol dire offrire assistenza agli anziani indigenti e alle nuove generazioni di emigrati. Centinaia di migliaia di giovani fuggono dall’Italia perché da noi non c’è lavoro, altrettanti anziani si trasferiscono all’estero perché in Italia con la misera pensione che hanno non riescono a sopravvivere. Dobbiamo pensare anche a tutti loro”.
Ferretti ha poi parlato degli eletti all’estero dei partiti tradizionali, “i soldatini di partito”: “Sono tutti dei coccodrilli, prima votano contro gli italiani nel mondo e poi piangono. Prima fanno il buco e poi tentano di coprirlo con ordini del giorno o proposte di legge che non arriveranno mai in commissione. E poi criticano Merlo che magari in Aula alla Camera non è sempre presente… Ma io vorrei dirvi, cari eletti all’estero, fate come Merlo! Magari in Parlamento stateci un po’ meno e pensate di più al territorio e al contatto diretto con i connazionali, girate tra le vostre comunità, ascoltate gli italiani nel mondo. Sì, gli eletti fanno bene anche a portare avanti quelle piccole cose che ci interessano come italiani all’estero – ha proseguito il consigliere CGIE – ma il lavoro vero del parlamentare eletto oltre confine è quello di fare lobby. E in questo Merlo è abilissimo. Perché altrimenti cosa volete che contino dodici eletti all’estero in mezzo a oltre seicento deputati? Merlo – ha concluso Ferretti - fa quello che faceva Tremaglia”.
Il senatore Vittorio Pessina, dopo avere spiegato di essere lì più come “amico del MAIE” che in veste ufficiale, si è complimentato con Merlo per il lavoro che sta portando avanti in tutto il mondo a favore delle comunità italiane all’estero e ha assicurato che il percorso di amicizia e collaborazione tra il MAIE e Forza Italia continua.
“Gli italiani all’estero non sono un bacino di voti da spartirsi, ma rappresentano un patrimonio per il nostro Paese”, ha detto Pessina. “Forza Italia non sempre è stata capace di seguire con attenzione gli italiani nel mondo. Già da qualche tempo abbiamo avviato un percorso di collaborazione con il MAIE che considero la struttura meglio organizzata nella circoscrizione estero, un movimento che ha come obiettivo quello di difendere gli italiani residenti oltre confine. Considero che l’unione delle nostre energie possa aumentare la nostra forza. Inserendo anche, come ha detto il senatore Zin, passione e fantasia. Vi auguro buon lavoro”.
I vari esponenti del MAIE durante di lavori del congresso hanno portato all’attenzione dei parlamentari le problematiche che vivono le comunità italiane dei diversi Paesi europei. Alla fine della giornata è stato redatto un documento approvato all’unanimità. Nelle prossime ore su ItaliaChiamaItalia tutti i dettagli. Stay tuned.

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