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Last updateMar, 25 Lug 2017 6pm

Gli alunni dei corsi di lingua e cultura italiana protagonisti alla Casa d’Italia di Zurigo

GERARDO PETTA - La Casa d’Italia, domenica scorsa 5 giugno,  è stata letteralmente invasa dai ragazzi che frequentano i corsi di lingua e cultura italiana nella Circoscrizione consolare di Zurigo,  insieme ai loro genitori e qualche nonno. Circa trecento persone erano presenti alla premiazione del concorso Bisdada: “Gli animali secondo me” e alla consegna degli attestati di frequenza agli alunni dell’ultimo anno dei Corsi di Ligua e Cultura Italiana.
Sembrava di assistere, in questo luogo storico della comunità italiana di Zurigo,  a una  partita di calcio della nazionale italiana, per la marea di persone giunte da ogni cantone, ad applaudire i ragazzi che hanno partecipato al concorso di bisdada.net. Un applauso va a tutti gli alunni che si sono impegnati con i loro scritti e disegni ad affrontare il tema del concorso, secondo il loro punto di vista,  in varie sfaccettature con uno spirito critico, ironico e  riflessivo.
Dato l’alto numero dei presenti, non tutti  hanno avuto la possibilità di accomodarsi  nel salone Pirandello, dove si è tenuto l’evento, rimanendo così ad assistere alla manifestazione fuori dalla sala, e nel cortile della Casa d’Italia.
Questo particolare dovrà far riflettere gli organizzatori se non sia il caso di trovare un altro spazio, più consono a ospitare un evento di tale portata per il prossimo anno.
Il suddetto concorso è giunto alla sua terza edizione ed un grazie particolare va agli sponsor che hanno sostenuto tale iniziativa: il circolo culturale “Sandro Pertini” di Dietikon, la Società Cooperativa Winterthur, il CASLI di Zurigo e il settimanale “La Pagina” che sta pubblicando tutti i lavori presentati dai ragazzi dei Corsi, il presidente dell’UDIS Giulio Albanese, che ha sponsorizzato e donato il libro “L’Italia e la Svizzera secondo me” ai ragazzi.
Alla manifestazione erano presenti il Dirigente scolastico, Prof. Marco Tovani, l’on. Gianni Farina, i presidenti della giuria,  Paola Frezza e Domenico Aquilante, l’organizzatore e moderatore  del concorso, Prof. Antonio Ravi Monica, e i docenti Lucia Gaetano, Flavia Targher, Maria Luisa D’Onofrio e Gerardo Petta.
Un plauso va a tutti gli insegnanti che hanno lavorato al concorso.
Come docente devo convenire che queste manifestazioni danno un senso e una valorizzazione al nostro lavoro, in quanto c’è la verifica della qualità dei suddetti Corsi attraverso la produzione scritta dei nostri ragazzi.
Durante la premiazione il mio sguardo si è soffermato anche sui genitori dei  premiati che, dopo essere stati chiamati con il loro nome e invitati a ritirare  il meritato premio dalla commissione, hanno fatto  trasparire dai loro occhi   tutto l’orgoglio e l’emozione per i loro figli.
Ma maggiore fierezza ho riscontrato  nei genitori degli alunni che hanno ricevuto l’attestato finale di frequenza che potranno ora  usarlo, insieme al voto che riceveranno sulla pagella svizzera nelle loro domande  per ottenere  un apprendistato che prossimamente dovranno inoltrare. Pagelle che attestano la loro conoscenza della lingua italiana da madrelingua, da italiani con la “I” maiuscola, e non da stranieri (L2).
Infine  è stato regalato anche un braccialetto di cuoio con i colori dell’Italia,  oggetto molto apprezzato, perché rappresenta  una delle due culture di appartenenza dei ragazzi. Infatti da un lato si sentono italiani, ma dall’altro anche svizzeri perché la maggior parte di loro è nata, vive e va a scuola in questo paese.
I nostri alunni sono dei ragazzi di madrelingua italiana, bilingue e a volte trilingue che nei nostri Corsi hanno la possibilità di approfondire la lingua e la cultura italiana.
Aiutare i ragazzi a scrivere, serve inoltre  a farli crescere e di conseguenza a far  maturare in loro un senso critico verso il mondo in cui viviamo. Puntare sullo scritto lo considero un viaggio affascinante e appagante per un docente, in particolar modo quando vede nascere nei  propri alunni  molti interessi. Interesse che deve essere coltivato col tempo, non dimenticando mai che la cultura, in generale, è il vero motore che spinge a guardare verso il futuro con maggiore consapevolezza e responsabilità.
Viviamo d’altra parte  in un mondo tecnologico, dove si scrive sempre di meno e  i messaggi la fanno da padrone con tutte le abbreviazioni possibili e immaginarie per far rientrare  il testo nello spazio limitato del cellulare.
Pertanto riavvicinare  i ragazzi allo scrittura, come una volta, è solo positivo. Lo scopo della nostra iniziativa era anche questo.
Vorrei anche spendere qualche parola sui Corsi di lingua e cultura italiana che fanno parte delle Istituzioni scolastiche italiane all’estero. I  corsi sono distribuiti in ogni parte del mondo dove esiste una comunità italiana che ne faccia richiesta al Ministero degli Affari Esteri. Attualmente sono frequentati, secondo gli ultimi dati, da circa 300.000 alunni nel  mondo, in Svizzera da circa 10.000. Fino a  20 anni fa lo Stato italiano  li gestiva direttamente, in prima persona, invece dal 1993 ha preso avvio  una semiprivatizzazione che ha portato  a  una riduzione enorme  di contributi su questo capitolo di spesa e se non fosse per  i genitori degli alunni, che aiutano a finanziarli  con una tassa volontaria,  non esisterebbero più.
Quando uno Stato risparmia sulla scuola, è uno Stato senza futuro e nel caso dei nostri Corsi, addirittura miope, nel senso che l’investimento verso la suddetta iniziativa scolastica italiana all’estero ha portato   e porterebbe  a un grande  rientro economico a favore proprio  dell’Italia.  Purtroppo i nostri politici e gli ultimi governi, permettetemi di dirlo,  non si sono dimostrati all’altezza del loro compito e i nostri ragazzi l’hanno sottolineato  egregiamente  nei loro eccellenti lavori, quando hanno dichiarato di amare l’Italia, ma di voler vivere in Svizzera dove avvertono più garanzie per il loro domani.
 Quindi un ringraziamento particolare va a quei genitori che hanno sempre capito l’importanza che ha per i loro figli sapere di appartenere a due mondi così vicini, ma così lontani tra loro e per averci sostenuto, credendo nelle potenzialità di questi Corsi.  Bravi ragazzi, e speriamo di poter continuare per tanti anni ancora il concorso di bisdada.net. Ritornando a questa giornata di festa presso la Casa d’Italia, vorrei  concludere che ci siamo sentiti tutti parte di una nazione, l’Italia,  che amiamo forse più di chi vive oltre Chiasso. Viva, allora, la nostra  lingua  che con gli scritti di questi ragazzi ci ha fatto respirare un pomeriggio italiano e arrivederci alla prossima edizione.

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A Copenaghen un’interessante serata organizzata da un ottimo Comites

Venerdì scorso ben 4 rappresentanti istituzionali degli italiani all’estero si sono recati a Copenaghen invitati dal Comites, due deputati eletti nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero (Gugliemo Picchi della Lega ed Alessio Tacconi del PD) e due Consiglieri del CGIE (Gian Luigi Ferretti del MAIE e Luca Tagliaretti di NCD). Perfetto equilibrio dunque fra rappresentanti della maggioranza di governo (On. Tacconi e Tagliaretti) e dell’opposizione (On. Picchi e Ferretti), che hanno partecipato dapprima alla riunione ordinaria del Comites e successivamente ad una serata informativa con dibattito presso l’Istituto Italiano di Cultura di Hellerup, alla presenza del Console Marco Lattanzi e di Fabio Ruggirello, Addetto Culturale dell’Ambasciata). Un Comites di prim’ordine con consiglieri qualificati ed entusiasti guidati da una Presidente, Veronica Cadossi, abilissima nel delegare. Si lavora a progetti con ciascun consigliere impegnato a portare avanti un’attività specifica, che può essere una festa per i bambini o l’organizzazione di corsi d’italiano, di una biblioteca o di un evento e così via. Meno male che alla fine ce la fecero a presentare la lista, l’unica, per le elezioni del Comites dopo avere fallito mesi prima nell’impresa non certo facile di reperire le tante firme di presentatori autenticate dal Consolato. La responsabilità della serata di sabato se l’era assunta Davide Bonavida, che l’ha portata a termine egregiamente anche nella sua funzione di moderatore. Si è parlato dei tanti temi d’interesse per gli italiani all’estero: IMU-TASI, canone RAI, pensioni, procedure del voto all’estero e soprattutto il taglio ai fondi per la diffusione della lingua italiana all´estero. Questo argomento sta particolarmente a cuore ai genitori volontari ipegnati nella gestione del Comitato Pro Scuola che fornisce l´asilo italiano del venerdì e la primina del sabato, attività importanti per mantenere la lingua italiana che soprattutto nelle famiglie miste è la lingua debole quando si risiede all´estero. Si teme che gli annunciati tagli totali porterebbero portare alla chiusura definitiva già nell´anno in corso. Di fronte alle contestazioni dell’On. Picchi (Lega) e di Ferretti (MAIE), l’On. Tacconi (PD), in palese imbarazzo, ha tentato di difendere l’indifendibile dicendo che i tagli sarebbero avvenuti per una svista e rifugiandosi nel solito annuncio di ordini del giorno, mozioni ed interpellanze volte a tappare in qualche modo i buchi dei quali lui e gli altri parlamentari della maggioranza sono corresponsabili. Subito si è acceso un animato scambio di battute fra Ferretti che imputava agli eletti all’estero del PD di essere “soldatini di partito” che mai hanno il coraggio di votare contro leggi e provvedimenti punitivi per gli italiani nel mondo e Tacconi che provava a buttare la colpa sui parlamentari di opposizione che, a suo avviso, sarebbero poco presenti o poco impegnati a “stimolare” il governo. Luca Tagliaretti (NCD) si è limitato ad illustrare le funzioni ed il lavoro di Comites e Cgie. Gli animi, che si erano un po’ scaldati nell’impeto del dibattito, si sono poi acquietati attorno al tavolo di un noto ristorante di Copenaghen previa, naturalmente, una visita alla Sirenetta. Sabato mattina tutti invitati dall’Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas alla celebrazione della Festa Nazionale italiana sulla nave da crociera Costa Favolosa attraccata a Copenaghen nel corso della crociera nelle Terre dei Vikinghi.

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Iniziato il processo a Massimo Romagnoli

E' iniziato a New York il processo ai presunti trafficanti d'armi accusati di avere tentato di vendere grandi quantità di armamenti ad agenti USA che credendoli terroristi delle FARC.
Si tratta di due romeni e di Massimo Romagnoli, ex deputato di Forza Italia eletto all'estero (Europa), che furono arrestati in Montenegro nel 2014.
A quanto pare Massimo Romagnoli è caduto in una trappola ben architettata assieme a due rumeni, Cristian Vintila, un personaggio di spicco del Spd, il partito rumeno di sinistra nel quale si sono riciclati molti appartenenti al partito comunista di Ceausescu, e Virgil Flaviu Georgescu.
Sarebbe stato proprio quest’ultimo, un broker di armi, ad avere messo in contatto il trafficante d’armi Vintila e Romagnoli con tre persone che si presentavano come rappresentanti delle FARC, ma in realtà erano agenti della DEA sotto copertura.
Da Marzo ad Agosto 2014 tutti i contatti telefonici e di persona di Romagnoli, Vintila e Geurgesco con questi agenti sono stati registrati audio-video.
In particolare c’è una registrazione audio-video dell’8 ottobre di una riunione a Tivat in Montenegro durante la quale Romagnoli spiega di essere in grado di procurare falsi documenti europei per il trasporto delle armi e mostra un esempio.
E poi arriva la parte più terribile: c’è scritto nel documento che, dopo che gli agenti sotto copertura hanno dichiarato che le armi destinate sono destinate a colpire mezzi e cittadini americani in Columbia, Romagnoli tranquillamente tira fuori un catalogo di armi (nel documento americano chiamato “catalogo Romagnoli”) con foto e quantità di diversi sistemi d’armamento.  E, dopo che gli è stato puntualizzato che  i suoi interlocutori lavorano per le FARC e vogliono armi per abbattere elicotteri americani, Romagnoli si mette a discutere come ricevere il pagamento delle armi.
Il processo durerà alcuni giorni. Romagnoli e gli altri due rischiano da 16 anni di reclusione all'ergastolo per i reati per i quali sono accusati.
Massimo Romagnoli si è sempre dichiarato innocente.

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Venezuela, il MAIE scrive a Gentiloni e denuncia: ‘Basta chiacchiere, Governo reagisca e aiuti i nostri connazionali’

La crisi nel Paese sudamericano è sempre più grave
Oggi i parlamentari del MAIE hanno scritto una lettera al Ministro degli Esteri Gentiloni per sollecitare un incontro urgente sulla crisi umanitaria che sta colpendo i nostri connazionali residenti in Venezuela.
"Dal Venezuela continuano a giungere notizie sempre più drammatiche. Il caos politico-sociale in cui versa il paese, che purtroppo ho potuto constatare di persona nel corso della mia ultima visita a Caracas, è addirittura aumentato.
Di fronte all’immobilismo del nostro Governo, con i parlamentari del MAIE, l’on. Mario Borghese e il Sen. Claudio Zin, abbiamo scritto al Ministro Gentiloni, chiedendogli un incontro urgente per potergli spiegare di persona qual è la situazione reale in Venezuela in queste ore", ha dichiarato l'on. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero.
“Dopo la mia recente visita a Caracas, avevo già chiesto al Ministro degli Esteri, nelle forme istituzionali, un intervento in forma ‘straordinaria’ e se ci fosse un piano di emergenza per gli Italoavenezuelani, nel caso di una possibile escalation della situazione politico-sociale in una guerra civile. Non ho ottenuto risposta positiva. Ma, mentre Maduro prolunga di altri tre mesi lo stato di emergenza, che prevede razionamenti di generi di prima necessità e erogazione elettrica per sole due ore al giorno, l’intera popolazione è in ginocchio: le condizioni minime di salvaguardia della salute e della sicurezza della popolazione sono compromesse. Si susseguono quotidianamente episodi di violenze, saccheggi, rapimenti lampo a scopo di estorsione, uccisioni conseguenti a rapine di somme di danaro irrisorie. I bambini (nella foto Oliver Sánchez, "el niño de la pancarta", simbolo di questa crisi, morto il 24 maggio scorso a 8 anni - ndr.) sono le prime vittime: muoiono per mancanza di latte e di medicinali”.
“Il Governo – conclude Merlo - deve farsi carico dell’incolumità dei cittadini italiani ovunque risiedano: noi lo consideriamo responsabile dello stato di abbandono dei nostri connazionali residenti in Venezuela e denunciamo la sua totale inazione nei confronti di questa crisi umanitaria che colpisce direttamente gli italiani in Venezuela".

Al Ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, on. Paolo Gentiloni

Illustre Ministro,
oggi il Venezuela e’ uno Stato in ginocchio e senza speranza a causa di una grave crisi economica. Il governo Maduro ha annunciato una proroga di altri tre mesi dello stato d’emergenza, che significa ulteriori sacrifici per una popolazione già allo stremo per mancanza di generi alimentari, di prima necessità, medicinali ed energia. In tutto il Paese aumentano le notizie di sequestri, saccheggi e tentativi di linciaggio.
Il Venezuela versa in un caos politico ed economico che coinvolge naturalmente anche la comunità italiana ivi residente, costituita da almeno 150.000 connazionali, e quasi un milione di discendenti, cittadini senza protezione che meritano urgentemente l'attenzione del nostro Governo. Gli italo venezuelani da mesi implorano il nostro intervento attraverso mail, telefonate e sollecitando incontri.  Io stesso mi sono recato in Venezuela nel le scorse settimane e ho verificato la drammatica situazione di persona.
Come parlamentari eletti all’estero, abbiamo  già sollecitato - con atti di sindacato ispettivo - la dichiarazione dello “stato di emergenza per i nostri connazionali”, che consenta a Lei di poter accedere, in via straordinaria, alle necessarie risorse per intervenire e dare sostegno economico e sociale agli italiani in difficoltà. Inoltre, abbiamo chiesto alle nostre autorità diplomatiche se sia previsto un piano di emergenza, nel caso di una conclusione violenta del regime autoritario dell’attuale governo: la risposta è stata negativa.
Oggi, Le chiedo ancora una volta: cosa sta facendo il governo Renzi per i nostri connazionali che vivono questa situazione drammatica? Cosa pensa di fare Lei, come Ministro degli Esteri, per fronteggiare questa crisi umanitaria?
Noi, par lamentari del MAIE - Movimento Associativo Italiani all'Estero, Le chiediamo un incontro urgente per spiegarLe di persona quello che abbiamo visto con i nostri occhi in Venezuela, e La riterremo responsabile, insieme al governo di cui fa parte, delle conseguenze di questa assurda NON AZIONE nei confronti dei nostri connazionali  italovenezuelani.
Sperando, insieme ai 150 mila italo venezuelani, in una Sua pronta risposta, Le porgiamo i nostri cordiali saluti.
On. Ricardo A. Merlo
Sen. Claudio Zin
On. Mario A. Borghese

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Brexit? Intanto è meglio che gli italiani si iscrivano al più presto all'AIRE

Cosa succede agli italiani se il Regno Unito esce dall'UE? Questa domanda Londra Italia, il giornale di Londra fondato e diretto da Francesco Ragni, l'ha fatta ad un’esperto inglese sulle leggi che riguardano l’UE: Adrian Berry,  alla Garden Court Chambers di Londra e chairman della ILPA (Immigration Law Practitioners’ Association) che conta mille membri, tra aziende e privati, e coinvolge mille avvocati e consulenti. Uno dei suoi ambiti specifici è proprio la libera circolazione delle persone in Europa.
Berry ha risposto che non ci sono ancora regole precise, ma che con tutta probabilità per vivere in UK un cittadino italiano avrà bisogno di un residence permit oppure di un BRP (Biometric Residence Permit).
Per chi vive già nel Regno Unito sarà un vantaggio potere dimostrare di essere iscritti all'AIRE. “Gli italiani che vivono già nel Regno Unito – spiega l’esperto – potrebbero essere suddivisi tra coloro che hanno scelto di registrare la propria residenza in un paese EU e coloro che non lo hanno fatto. Al momento entrambi hanno il diritto di vivere nel Regno Unito ma solo chi si è registrato può provarlo legalmente. In caso di Brexit questi documenti saranno utili a dimostrare che si era residenti già prima dell’ uscita dell’UK dall’Unione Europea. Tutti gli italiani, sia coloro che vivono nel Regno Unito da decenni sia chi è appena arrivato, saranno soggetti ai controlli sull’immigrazione. La legge su questo argomento sarà applicata a tutti coloro i quali non sono cittadini Britannici e si trovano sul suolo UK, sia registrati all’AIRE oppure no”
Per chi vive nel Regno Unito ma perde il lavoro: “Adesso un italiano in UK può entrare ed uscire liberamente dal mercato del lavoro. Se il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea la situazione potrebbe essere simile a quella che vivono adesso i cittadini australiani: quindi, in caso di Brexit, se un un italiano con il permesso di lavoro perdesse la propria occupazione, avrebbe 60 giorni di tempo per trovarne un’altra o sarebbe costretto a lasciare il Regno Unito”, spiega l’esperto.
Insomma, sarà bene che chi vive e lavora già in UK si iscriva al più presto all'AIRE. Oggi, mentre il nostro Consolato a Londra, stima che gli italiani presenti in Inghilterra e Galles siano circa 600mila, gli iscritti all'AIRE sono solo 261.585,

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