Mer04242019

Last updateMar, 16 Apr 2019 12pm

New Orleans: scuse pubbliche agli italo-americani dopo 118 anni

Vincenzo Arcobelli, Consigliere CGIE, ci informa dagli Stati Uniti che il Sindaco di New Orleans, assieme all'intera amministrazione della città, ha presentato ufficialmente le scuse alla comunità italo-americana per il linciaggio di 11 italiani di origine siciliana 118 anni fa quando un altro Sindaco di New Orleans scatenò l'opinione pubblica dichiarando che gli italiani eramo "gli individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi. Dobbiamo dare a questa gente una lezione che dovranno ricordare per sempre".
Vale la pena di ricordare la storia.
Durante la metà del diciannovesimo secolo, i contadini siciliani cominciarono a lasciare le campagne italiane alla ricerca di opportunità e ricchezza. L’immigrazione fu favorita in parte perché la riunificazione dell’Italia portò al loro impoverimento; il nuovo governo italiano impose ai contadini una tale quantità di tasse che ai più poveri non rimase che partire o morire di fame.
Alla fine del diciannovesimo secolo, erano oltre 4 milioni gli italiani emigrati negli Stati Uniti e una buona parte di questi si stabilì a New Orleans, per le possibilità che la città offriva di lavorare nel fiorente settore dello zucchero e del cotone.
I siciliani diventarono rapidamente un decimo della popolazione di New Orleans, e il quartiere francese divenne noto anche come “Piccola Palermo”. Nel 1890, gli italiani possedevano o controllavano più di 3.000 ditte di commercio all’ingrosso e al dettaglio nella città.
Ma il successo di questo industrioso gruppo di immigrati minacciava l’autorità dell’establishment tradizionale e i ricchi commercianti americani li vedevano come una minaccia per i loro affari. A quel tempo, i giornali speculavano su questa xenofobia gonfiando qualsiasi episodio che coinvolgesse italiani e criminalità. E, in effetti, la criminalità organizzata esisteva, e le due principali famiglie che si contendevano il controllo degli affari erano i Provenzano e i Matranga.
Le tensioni razziali a New Orleans raggiunsero il culmine quando David C. Hennessy, capo della polizia di New Orleans, venne assassinato.
Nella piovosa notte del 15 ottobre 1890, David Hennessy e il capitano William O’Connor lasciarono la stazione centrale di polizia. Hennessy girò a Basin Street, dirigendosi verso la casa che divideva con la madre vedova. O’Connor invece camminava nella direzione opposta verso 273 Girod Street, nella periferia di New Orleans. Il capitano andava raramente a casa da solo e negli ultimi tre anni si faceva accompagnare da guardie del corpo. Tuttavia, in quella fatidica notte, andò da solo. 
Mentre Hennessy si avvicinava alla porta di casa, un gruppo di uomini apparve improvvisamente dall’oscurità e aprì il fuoco contro il capo della polizia. Uno dei proiettili gli trapassò il fegato e si fermò nel petto; un altro frantumò la sua gamba destra. Hennessy rispose al fuoco ma era già ferito a morte. O’Connor udì i colpi di pistola e corse in direzione di Hennessy. Trovò Hennessy a terra, in fin di vita, e gli chiese chi era stato. Rispose “The Dagoes”, un termine spregiativo e razzista che veniva usato nei confronti degli immigrati italiani. Fu portato subito al Charity Hospital e morì nel giro di poche ore.
Il funerale di Hennessy fu un grande evento e in migliaia si raccolsero ad onorare il capo della polizia caduto.
Sebbene Hennessy non fosse stato in grado di identificare i suoi assalitori e O’Connor fosse arrivato dopo che erano fuggiti, le parole che Hennessy aveva sussurrato ad O’Connor dissero al sindaco Joseph Shakespeare tutto ciò che aveva bisogno di sapere. In una riunione del consiglio comunale, Shakspeare esternò delle dichiarazioni che rivelavano apertamente il suo odio razziale, legittimando quindi il clima xenofobo. Il sindaco disse che gli italiani erano “Gli individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi. Dobbiamo dare a questa gente una lezione che dovranno ricordare per sempre“.
Ma l’assassinio non fu del tutto inaspettato: il capo della polizia aveva dei legami con la famiglia Provenzano; ad esempio, era comproprietario insieme a Joseph Provenzano di un locale di New Orleans dalla dubbia reputazione. I rapporti tra Hennessy e la famiglia Provenzano, quasi sempre taciuti dalle fonti americane, aiutano a ipotizzare il vero movente dell’uccisione del capo della polizia, i cui mandanti erano probabilmente i Matranga, e gettano delle ombre sull’integrità morale di Hennessy.
I giornali condannarono rapidamente l’omicidio del capo della polizia come una “dichiarazione di guerra”, definendolo un “omicidio italiano”. Il sindaco ordinò delle retate esclusivamente nei quartieri abitati da immigrati italiani. Oltre duecentocinquanta italiani vennero trascinati in custodia e sottoposti a metodi illegali di interrogatorio che vedevano l’uso di violenze fisiche e verbali. Diciannove vennero arrestati di cui undici accusati di aver avuto un ruolo diretto nell’assassinio.
Nei quattro mesi successivi, la stampa diede una grande credibilità alla teoria secondo cui questi uomini appartenevano a una società segreta di italiani nota come mafia. La parola mafia iniziò a comparire sui giornali di tutta la nazione, rafforzando lo stereotipo degli italiani associati al crimine organizzato.
Seguì un processo che fu controverso, anche per i disperati tentativi da parte degli inquirenti di creare prove false delle colpevolezza degli imputati. Alla fine, la giuria, che probabilmente venne corrotta dalla malavita, giudicò 8 di essi non colpevoli.
Il verdetto di non colpevolezza nei confronti di 8 degli 11 italiani non venne accolto favorevolmente. Per una città che era stata indotta a credere che questi uomini fossero davvero colpevoli, fu uno shock tremendo. Il giorno dopo, fu pubblicato su un quotidiano locale un invito ad agire.
Dalle 3.000 alle 20.000 persone (le stime variano molto a seconda della fonte) si radunarono dirigendosi verso la prigione. Sentendo i passi martellanti e le grida della folla, il capitano Lemuel Davis, direttore della prigione, preparò i suoi uomini. La cosa interessante fu che la maggior parte dei partecipanti erano persone benestanti, appartenenti al ceto alto della città.
Un gruppo armato si staccò dalla folla e si diresse verso l’ingresso principale della prigione chiedendo che venisse fatto entrare. Le guardia negarono l’ingresso e il gruppo cominciò allora a martellare il cancello d’entrata con asce, palanchini e picconi. Le guardie dissero ai prigionieri italiani di nascondersi, ma la folla li trovò presto. Quelli che furono immediatamente avvistati vennero crivellati di proiettili.
La folla rabbiosa trascinò quindi diversi uomini dalla prigione e li trasportò per le strade, dove furono impiccati ai lampioni. Altri uomini furono impiccati alla grande quercia, dove poi vennero usati come bersaglio.
Il caso non solo favorì gli stereotipi degli italiani = gangster introducendo il termine “Mafia” al pubblico americano, ma costrinse l’Italia a tagliare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti scatenando persino le voci di una guerra.

comments