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Anche la Francia abbandona il voto elettronico

GIAN LUIGI FERRETTI - Ci sono due categorie di gèni del voto all'estero.
Partendo dalla constatazione che il voto per corrispondenza ha delle falle, i gèni nr. 1 sono coloro che vorrebbero fare votare solo nei Consolati 5 milioni di cittadini italiani sparsi dovunque nel mondo con Consolati lontani uno dall'altro anche varie centinaia di chilometri. Subito dopo in classifica ci sono i gèeni che propugnano il voto elettronico. Sì, proprio quello che stanno abbandonando i Paesi che lo avevano sperimentato.
I francesi all'estero hanno appena votato per il primo turno delle elezioni presidenziali e domenica 7 maggio voteranno per il secondo.
Ma esclusivamente nei seggi allestiti dai Consolati e per corrispondenza. Il voto elettronico, che era stato introdotto nel 2012 si è dimostrato troppo vulnerabile e quindi il governo lo ha abolito.
Alla stessa conclusione sono arrivati recentemente anche gli olandesi, che avevano il voto elettronico dal 2007 e che hanno abbandonato in occasioni delle elezioni politiche del 15 marzo scorso. Negli USA, dopo le accuse e controaccuse in occasione delle ultime elezioni, l'ora del voto elettronico è suonata.
Insomma pare che i Paesi che non hanno mai avuto problemi col voto per corrispondenza adesso abbiano paura dei possibili brogli col voto elettronico. E lo vorremmo introdurre noi che siamo gli unici al mondo a taroccare il voto per corrispondenza?
Ma vedrete che i gèni nostrani continueranno imperterriti a proporre seggi nei Consolati e voto elettronico malgrado quello per corrispondenza - per paragrafare Churchill - sia il peggiore sistema di voto, eccezion fatta per tutti gli altri.

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