Sab02162019

Last updateMar, 05 Feb 2019 8pm

LUCERNA, LA COMUNITÀ ITALIANA SI SENTE TRADITA

IPPAZIO CALABRESE (Consigliere esecutivo Com.It.Es Circoscrizione Zurigo) - La vendita della Casa d’Italia di Lucerna ha causato, giustamente, forti dissapori fra la comunità italiana della Svizzera centrale e il Governo di Roma. Infatti, una società immobiliare con sede nel cantone ha rilevato l’edificio. D’altra parte, non è la prima volta che la cessione di un bene immobiliare da parte dello Stato italiano susciti polemiche. Nel 2015 era stata contestata, a Locarno, l’asta per la locale Casa d’Italia. Le autorità cittadine, che avrebbero voluto rilevare lo stabile, avevano chiesto a Roma, senza ottenere risposta, di sospendere la procedura e intavolare trattative private, ma poi erano state messe di fronte al fatto compiuto.
Per comprare l’immobile di Lucerna, rilevato da Roma nel 1939 e utilizzato anche come sede consolare, la Comunità della Svizzera centrale (Lucerna, Obvaldo, Nidvaldo e Uri) ha costituito la «Società Cooperativa Casa d’Italia». Il prezzo di vendita era stato fissato a 3,39 milioni di franchi. Dopo vari scambi epistolari con il Consolato di Zurigo, con l’Ambasciatore a Berna e con il Ministero degli Esteri, alla «Cooperativa» fu suggerito per iscritto di presentare un’offerta alla Farnesina che sarebbe stata valutata. E così il 26 settembre dell’anno scorso fu presentata un’offerta di 3.390.001 franchi, ma lo Stato italiano non l’ha nemmeno presa in considerazione. L’offerta era stata accompagnata da una raccomandata al Consolato e alla Farnesina, contenente la garanzia finanziaria da parte della Banca dello Stato del Canton Lucerna e da una lettera nella quale veniva descritto il progetto d’uso dello stabile, che sarebbe dovuto diventare un punto d’incontro per promuovere la cultura italiana. A quest’ultima missiva, stando alla Comunità, non hanno risposto né il Console, né l’Ambasciatore né la Farnesina. Il 7 dicembre, infine, è arrivata la doccia fredda: su un quotidiano è apparsa la notizia che la Casa d’Italia era stata venduta alla società «Poli Immobilien» di Meggen per 3,75 milioni di franchi. La Comunità non ha partecipato all’asta, in quanto sperava che la sua offerta venisse presa in considerazione, come suggeritole dal Ministero degli Esteri. Invece, nonostante i molteplici incontri, a vari livelli, e le raccomandazioni fatte dai parlamentari eletti all’estero, dai Comites, dal presidente delle ACLI e dallo stesso sindaco di Lucerna, affinché la casa fosse venduta alla «Cooperativa», il governo italiano ha fatto orecchie da mercante .
Alla fine, la Farnesina dalla vendita dell’immobile demaniale ha incassato solo 360 mila franchi in più, partendo dal prezzo base dell’asta, ma ha cancellato improvvisamente 80 anni di storia di emigrazione italiana. Per questo gli italiani di Lucerna si sentono beffati dal proprio Governo e in particolar modo dal Capo Missione a Berna e dal Console di Zurigo che non hanno dedicato le giuste attenzioni al caso. Si sarebbe potuto portare a casa un grande risultato, nell’interesse degli italiani che vivono oltre confine, invece sembrerebbe che abbiano remato contro. La Comunità ricorda, inoltre, di aver contributo all’acquisto dell’immobile nel 1939 con 62 mila franchi e di averne spesi in seguito quasi 370 mila fra interessi e lavori di ristrutturazione. Ora la Casa d’Italia è passata nelle mani di un nuovo proprietario , ma la Comunità ha lanciato un appello a chi fosse interessato ad aiutarla a trovare uno stabile, per creare un nuovo punto di incontro e di aggregazione, dove vivere gli eventi italiani, insieme alle loro feste nazionali. In questo modo non dovrebbero ringraziare nessuno della sfera istituzionale e politica che si sono dimostrati non idonei a difendere gli interessi degli italiani a nord delle Alpi. Rimane, a questo punto, il rammarico per non essere riusciti a bloccare la vendita dell’immobile che rappresentava il simbolo delle origini culturali, linguistiche e storiche dell’emigrazione italiana nella Svizzera centrale.

comments

UGL Italiani nel Mondo parte

E’ partita la campagna di adesione all’associazione UGL Italiani nel Mondo che si rivolge esclusivamente ai cittadini italiani residenti fuori d’Italia.
L’associazione  - come recita lo statuto - ha lo scopo primario del mantenimento dell’identità nazionale degli italiani nel mondo e della rivendicazione e la difesa dei diritti fondamentali dei connazionali espatriati, con l’intento di fornire loro tutta l’assistenza necessaria anche attraverso l’individuazione di servizi a loro supporto.
Per gli iscritti è prevista tutta una serie di vantaggi: assicurazione sanitaria, sconti  su viaggi e tutta una serie di facilitazioni.
Maggiori informazioni sul sito uglitalianinelmondo.com

comments

Merlo non potrà essere a Marcinelle perchè vuole andarci Moavero

Pare che il Sottosegretario con delega agli italiani nel mondo non potrà partecipare alla commemorazione della tragedia mineraria di Marcinelle perché il Ministro degli Esteri Moavero avrebbe deciso di andare lui al Bois du Cazier l’8 agosto.
Non è un mistero che questo Enzo Moavero Milanesi, che era già stato ministro sia nel governo Monti che nel governo Letta, sia stato imposto da Mattarella a Salvini e Di Maio per avere il via libera al varo del loro governo.
Di lui si sanno poche cose. Si sa che è stato un alto burocrate dell’Unione Europea e che, candidatosi alle elezioni politiche italiane del 2013 nella lista Con Monti per l'Italia nel Lazio per il Senato, non venne eletto, Ma soprattutto si sa che è un fiero antifascista da arredamento: le cronache del novembre 2011 ci raccontarono che, arrivato nel suo ufficio di Ministro del Governo Monti, rifiutò con sdegno una scrivania già appartenuta a Benito Mussolini affermando: “Sono antifascista, non la voglio”.
Sfugge il motivo per il quale il fiero antifascista voglia a tutti i costi essere protagonista alla Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo voluta da Mirko Tremaglia, il combattente della Repubblica Sociale di Mussolini rimasto orgogliosamente fascista tutta la vita.
Vero è che la sua decisione appare per lo meno bizzarra, come bizzarre sono state le attribuzioni delle deleghe ai Sottosegretari. Andatelo a chiedere a Picchi, incazzatissimo per l’attribuzione del Sud America come area anziché dell’Asia come aveva desiderato e chiesto.
Il risultato è che così il Sottosegretario con delega agli italiani nel mondo, il sudamericano (a proposito!) Ricardo Merlo, andando già il Ministro, non potrà essere presente a Marcinelle. E sarà la prima volta che chi si occupa dei connazionali all’estero non parteciperà alla cerimonia al Bois du Cazier.
Peccato. Peccato soprattutto perché avrebbe un grande significato simbolico l’omaggio pubblico del figlio dell’emigrato, dell’italiano nato all’estero.
Vedremo cosa farà e cosa dirà Moavero l’8 di agosto. Lo seguiremo e lo ascolteremo con estrema attenzione.

comments

La Germania caccia gli italiani: "Se poveri via dal nostro Paese"

La lettera ai cittadini comunitari che vivono a Berlino: «A rischio espulsione chi non dispone di mezzi di sussistenza»
LUCA FAZZO (Il Giornale - Sab, 22/09/2018) - Nella Germania di Angela Merkel, paladina in Europa dell'accoglienza e dell'integrazione, girano circolari di ben altro tono. E i destinatari non sono i profughi delle guerre africane ma cittadini italiani, ovvero europei. Nelle lettere ufficiali recapitate nelle scorse settimane si ricorda che i cittadini comunitari «hanno libertà di soggiorno nel territorio federale se dispongono di a protezione sanitaria e di mezzi di sussistenza sufficienti». I destinatari, essendone sfortunatamente privi, sono pregati di trovarsi in fretta un lavoro, oppure fare le valigie e tornare in Italia. Tempo, quindici giorni. Altrimenti si procederà all'abschiebung.
L'ondata di circolari minatorie sta mettendo a rumore il mondo degli italiani di stanza in Rft: soprattutto i più giovani, la generazione attirata dal mito della piena occupazione e del sistema di welfare della locomotiva d'Europa. Un ampio servizio di Cosmo, la trasmissione in italiano di Radio Colonia, pochi giorni fa ha dato conto dell'inquietudine che serpeggia all'interno della comunità tricolore, intervistando i rappresentanti dei patronati sindacali alle prese con la nuova emergenza, sulla cui legittimità vengono avanzate robuste perplessità: perché se da un lato l'iniziativa è basata su una legge tedesca dell'anno scorso, dall'altro sembra muoversi in piena rotta di collisione con le convenzioni dell'Unione europea. Esiste, e i commenti sul sito di Cosmo ne danno ampiamente conto, anche l'altra faccia del problema: l'abuso che del sistema assistenziale tedesco verrebbe fatto da numerosi nostri connazionali, e che viene severamente criticato da altri italiani: «Finalmente tutti a casa, c'è gente che lavora in nero e prende aiuti dallo Stato». Ma l'iniziativa - assunta dai Centri per l'impiego e dagli Uffici stranieri in diversi lander, ma verosimilmente ben conosciuta anche dal governo federale - non si limita a annunciare il diniego dei sussidi ma parla esplicitamente di espulsione coatta, in barba al principio di libera circolazione dei cittadini europei. Ed è questo a suscitare l'incredulità e le proteste di chi ha ricevuto la lettera.
La radio ha raccolto testimonianze di giovani italiane che hanno ricevuto l'ultimatum nonostante avessero appena partorito o fossero in stato di avanzata gravidanza: «Mi hanno comunicato che avevo quindici giorni di tempo, visto che non potevo provvedere a me stessa, per trovare un lavoro: altrimenti mi avrebbero rimpatriato e mi avrebbero pure pagato il viaggio a me e alle bambine se non potevo permettermelo».
Secondo Cosmo, «le minacce di espatrio non risparmiano nessuno» hanno la maggiore frequenza nel Nord Reno-Westfalia, ma coinvolgono praticamente tutti i lander. «La cosa grave è che il caso non viene analizzato singolarmente, tutti ricevono queste lettere e non c'è scampo» dichiara alla radio Luciana Martena, responsabile di un patronato di Dusseldorf.
La legge del 2017 ha alzato da tre mesi a cinque anni la permanenza in Germania per accedere ai sussidi, ma che questo potrebbe tradursi in espulsioni di massa non se lo aspettava nessuno. E poi, scrive l'italiano Ennio commentando il servizio, «gli arabi mantenuti dallo Stato che fanno figli per avere il kindergeld non li cacciano?»

comments

Borghese (MAIE), “con questo governo finalmente gli italiani all’estero sono una priorità”

Mario Borghese, deputato del MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero, esprime “grande soddisfazione” perché, sostiene, finalmente c’è un esecutivo che considera priorità i temi più vicini agli italiani nel mondo. L’On. Borghese, al suo secondo mandato, al termine dei lavori della commissione Esteri della Camera, ha sottolineato di aver constatato che finalmente si parla degli italiani all’estero e lo si fa in termini positivi e propositivi. “La presidente On. Marta Grande – dichiara Borghese in una nota – ha specificato che è una priorità della commissione Esteri costituire nel suo seno un Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero; inoltre, ha parlato anche della necessità di riformare il voto all’estero e di reperire risorse nella legge di bilancio per la promozione della lingua e della cultura degli italiani all’estero”. L’On. Grande, ha aggiunto Borghese, ha voluto fare le congratulazioni al Sottosegretario agli Esteri, sen. Ricardo Merlo, in quanto per la prima volta un “italiano di prima generazione, eletto all’estero, ricopre un incarico di governo”. “Era ora – ha concluso, con soddisfazione, il deputato MAIE -. Qualcosa si sta muovendo. Il cambiamento voluto dal MAIE è in marcia”.

comments