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ORGOGLIO A PERDERE

di un paese umiliato e spiato da amici e alleati 
ALBERTO BRUNO - Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno è il titolo della raccolta di tre popolarissimi racconti medioevali sulle astuzie del primo, sulla ridicola semplicità del secondo e sull’inadeguatezza del terzo, figlio di Bertoldino.
Se il lettore immaginasse questi tre personaggi calati nella recente storia della nostra repubblica, vi scorgerebbe nei panni del primo l’innominato innominabile, astuto al limite del diabolico, che ha ordito trame di ogni tipo, che ha firmato leggi vergogna a ripetizione, sordo alle grida disperate del popolo, che ha rifiutato di deporre, che ha ordinato la distruzione di alcuni nastri compromettenti, che umiliando il proprio paese ha concesso la grazia contro la costituzione a condannati stranieri, che ha coartato i capi dei gruppi parlamentari, che ha cambiato per due volte il capo del governo senza un voto parlamentare e infine che ha consegnato lo scettro del potere a Cacasenno, figlio politico di Bertoldino senza smettere di continuare ad interferire apertamente negli affari di Stato pur avendo sloggiato dalla reggia.
A questo punto il lettore avrà anche indovinato chi sia Bertoldino che si è fatto impallinare per le sue ridicole malefatte fiscali, per aver costruito un impero mediatico economico e politico sulla corruzione, per le cene eleganti definite dal PM in tribunale sistema prostitutivo, per la distribuzione di seggi nelle istituzioni alle migliori olgettine e fiumi di denaro alle peggiori, per aver spacciato come nipote di un capo di Stato straniero una minorenne dalla moralità dubbia, fermata dalla polizia per furto, per aver recitato da guitto, truccato come un clown, in tutti gli scenari internazionali nei quali doveva rappresentarci, per essersi fatto spiare ed umiliare pubblicamente.
Del resto già lo scrittore americano Alan Friedman nel 2014, con il best seller “Ammazziamo il Gattopardo” aveva descritto sin nei minimi dettagli la manovra di palazzo ordita dal Bertoldo per rimpiazzare Bertoldino con un professore che poi non si è rivelato né un’aquila, né uno stratega, scialacquando nel peggiore dei modi un capitale di simpatia concessogli sulla fiducia da tanti italiani in buona fede.
Due anni fa, dopo il volo in picchiata di Jo Condor nipote, presuntuoso quanto Icaro, è stata la volta di Cacasenno, lo sbruffone dalle slides mendaci, sempre più circondato da cortigiani adulanti, che solo ora scopre che il suo papà-predecessore veniva sistematicamente intercettato. Come Alice alla caccia del coniglio, cade letteralmente dalle nuvole quando tutti i media hanno riportato alla luce fatti noti e stranoti sulle pratiche truffaldine del maggiore alleato, quello che non ha fatto nulla, anzi proprio tutto il contrario, per meritare il premio Nobel per la pace e che ogni tanto gli manda a dire di rigare dritto.
Come se fosse stato punto dallo scorpione ha strepitato in modo smargiasso e roboante ripetendo, ad uso dei media nostrani, la sceneggiata della faccia feroce già mostrata inutilmente per l’assassinio del giovane Regeni, giustificato dagli egiziani con l’ennesima falsità e presa in giro. Questa volta, in un assemblea di fedeli, a proposito dello spionaggio operato contro il capo dell’esecutivo, ha assicurato che il suo governo si “accingeva a passi formali in tutte le sedi”. Come? Facendo un’altra sceneggiata di far convocare per chiarimenti dal sor Paolo Gentilino l’ambasciatore di zio Sam per chiedergli conto dell’operato dell’Agenzia per la sicurezza (NSA) che aveva registrato parecchie conversazioni riservate di Bertoldino all’epoca in cui lo stesso veniva pubblicamente irriso di fronte alla stampa internazionale dai suoi colleghi di maggior peso in Europa.
Ma appena si è diffusa la notizia che sor Paolo avrebbe osato chiedere timidamente alla feluca a stelle e strisce che tempo facesse, quelli dal Potomac lo hanno avvertito a brutto muso. Il loro portavoce gli ha fatto sapere che le attività di sorveglianza e di intelligence sono dettate da specifiche e valide ragioni di sicurezza nazionale tanto verso i cittadini ordinari quanto verso i leader mondiali, e che loro fanno quello che vogliono quando lo ritengono opportuno e quando credono che, a loro insindacabile giudizio, possano essere compromessi gli interessi della nazione.
A questo punto al sor Paolo hanno dovuto passare una bombola di ossigeno perché stava in apnea per esalare l’ultimo respiro. Nell’incontro, che in un'altra capitale avrebbe fatto impallidire l’incolpevole ambasciatore, il sor Paolo, tra un caffè e un biscottino, ha chiesto che gli portassero il tappetino di preghiera per prostrarsi ed ha rassicurato l’interlocutore che l’Italia non intendeva farne un caso politico, di stare tranquillo che la missione in Afghanistan sarebbe continuata, che l’Italia avrebbe proceduto agli acquisti degli F35, che si sarebbe adoperata per l’approvazione del folle trattato TTIP (ti tengo in pugno) che distruggerà l’impresa agricola nazionale, che i carabinieri sarebbero partiti per l’’Iraq per difendere la diga di Mossul, che avremmo continuato ad accogliere i profughi, che la base di Sigonella era a disposizione per i bombardamenti sulla Libia, che avremmo continuato a pagare dazio alla Nato senza chiedere nulla.
Sul fronte interno, invece, tanto per dare qualche notizia in pasto ai giornali, quell’ente inutile del Copasir, presieduto in passato da Baffino e dal bello Guaglione, ora guidato da un epigono di latta di Alberto da Giussano, cioè da un esponente di quel partito per il quale l’onore e la bandiera del paese non valgono nulla, ha convocato, perché riferisca, nientemeno tal Minniti, sottosegretario addetto ai Servizi, che da anni dormono sonni tranquilli. Altra inutile pantomima.
Dov’erano in tutti questi anni i Servizi di spionaggio se non addetti a servire umilmente l’alleato maggiore consentendogli la fabbricazione delle prove farlocche sulle partite di uranio del Niger, scusa ideale per poter attaccare l’Iraq, o nel coprire il rapimento a Milano di un presunto terrorista per consegnarlo alle prigioni dei torturatori egiziani, gli stessi che hanno massacrato il nostro ricercatore Regeni?
Per quel delitto del 2003 un coraggioso procuratore della Repubblica portò alla sbarra personaggi di spicco dei Servizi e tutta la rete di agenti stranieri che operava sotto copertura diplomatica facendosi beffa delle leggi italiane.
Il processo si concluse in modo inaspettato. Furono condannati 5 personaggi dei Servizi a partire dal direttore, depositario di troppi segreti, andato in pensione e promosso dal governo al Consiglio di Stato, il capo della divisione antiterrorismo, altri tre funzionari e collaboratori più alcuni esponenti delle forze dell’ordine, nonché 25 agenti della CIA ritenuti responsabili materiali del sequestro, ai quali però il governo di Bertoldo aveva concesso con un escamotage di riguadagnare il proprio paese. Le condanne contro gli italiani (dai 10 ai 2 anni) sono state cancellate e rese inefficaci perché tutti i vari governi, sotto il vigile controllo di Bertoldo fino al 2013, per la fifa blu di dover rivelare le trame nascoste in cui erano invischiati fino al collo, avevano sollevato l’eccezione del segreto di stato.
A questo punto qualcuno potrebbe dire che almeno sul piano formale metà giustizia era stata fatta perché restava in piedi, intera, la condanna inflitta agli agenti americani. E invece no. Ci pensarono prima il Bertoldo e poi il suo successore andati in processione a genuflettersi e ad offrire con la grazia, concessa al di là dei poteri costituzionali, la cancellazione per sempre della pena sentenziata dal tribunale italiano.
Da allora tutti zitti, politici e organi di informazione, perché, si sa, i servi non protestano, al massimo mugugnano di nascosto.
A rompere le uova nel paniere, ora che sembrava che tutto fosse passato nel dimenticatoio, ci si è messa la Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che ha riscoperchiato il vaso di Pandora. La Corte, proprio per aver opposto il segreto di Stato nel procedimento sul sequestro, per la complicità assicurata nella “extraordinary rendition” e per la grave violazione dei diritti umani ha condannato il Governo italiano a risarcire con 80.000 euro il presunto terrorista vittima del rapimento e delle torture. La cifra che sarà posta a carico del bilancio dello Stato, cioè pagata con le tasse dei cittadini, è del tutto simbolica rispetto alle sofferenze patite dallo sventurato sequestrato, ma ha un valore morale incommensurabile che ci dipinge agli occhi del mondo come un paese di marionette, manovrate dal mangiafuoco di oltre Atlantico.
I giudici della Corte europea nelle motivazioni della loro sentenza, dando ragione alla Procura, alla Corte di Appello di Milano ed alla Suprema Corte di Cassazione che avevano sostenuto che il segreto di Stato non fosse opponibile per attività non istituzionali, hanno scritto che a dispetto dello sforzo prodotto dagli investigatori e dai giudici italiani i responsabili del delitto non hanno potuto essere perseguiti proprio per l’uso strumentale del segreto di stato, sollevato da ogni primo ministro italiano in tutti quegli anni, garantendo di fatto l’impunità.
Ma torniamo alle rivelazioni della gola profonda wiki leaks, già note dal 2011 che tutti sapevano, che tutti hanno fatto finta di aver dimenticato e che ora suscitano scalpore perché riportate alla ribalta da alcuni giornali di inchiesta. Ci è stato ripetuto che la NSA (National Security Agency) dedicò tra il 2008 e il 2011 una sua unità d'élite (Special Collection Service), ad un autentico assedio spionistico contro Bertoldino e i suoi principali collaboratori ai quali fu regalato il seggio parlamentare quale premio di fedeltà per le testimonianze sui processi che lo videro coinvolto.
C’è da scommettere che le minacce al grido “vogliamo la verità” lanciate in questi giorni contro il Cairo e contro Washington da questo o quel ministro, da questo o quel rappresentante di maggioranza o presidente di Commissione Esteri, dureranno quanto un battito di ciglia, serviranno solo per qualche titolo di notiziario e affogare poi, tristemente, nel mare dell’umiliazione di un paese ferito nell’orgoglio a perdere.

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