Lun07222019

Last updateMar, 16 Apr 2019 12pm

Argentina

Buona festa

Tullio Zembo - Buenos Aires si tinge di tricolore. Verde bianco e rosso per celebrare l’orgoglio di chi è italiano, di chi è discendente e di chi sa quanto la società argentina sia permeata d’italiano.

Italiano era Manuel Belgrano, il creatore della Bandiera dell’Argentina. Sangue italiano scorreva nelle vene di Juan Domingo Peron e di Arturo Frondizi. Fu l’italiano Pascual Contursi che compose "Mi noche triste", il primo "tango canción" in uno spagnolo pieno di elementi tratti dal "lunfardo". Sono solo i primi esempi che mi saltano alla mente, ma si potrebbe fare un elenco interminabile.

Che bella parola ITALIANO, come suona bene. Così si chiama anche questo nostro quotidiano proprio come il giornale fondato nel 1842 da un personaggio del Risorgimento, il ligure (come me) Giovan Battista Cuneo, compagno d'avventure del suo grande conterraneo, Giuseppe Garibaldi, che ad un certo punto della sua vita si stabilì a Buenos Aires per diffondere le idee mazziniane tra gli emigrati e non si allontanò più dal Sud America neppure quando nel 1849 divenne deputato al parlamento subalpino. Anzi nel 1863 fu nominato responsabile generale per l'emigrazione in Argentina.

E’ davvero curioso come la storia s’intrecci e talvolta sembri ripetersi e oggi è uno di quei giorni magici in cui non paiono esserci frontiere fra passato, presente e futuro. Eccoci qua anche noi alla grande festa dell’italianità in Argentina con questo numero  de L’ITALIANO, il quotidiano della comunità italiana in Argentina. 

Buona festa a tutti!

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Settimana dei "bodegones" a Buenos Aires con L´ITALIANO

L´ITALIANO è coinvolto in un nuovo evento cultural-gastronomico assieme al Governo della Città Auronoma di Buenos Aires con il nostro Pietro Sorba,famoso gastronomo, autore di numerose guide culinarie.

Sulla falsariga della Settimana della Cucina Italiana che a giugno ha riscosso uno straordinario successo, dal 28 di settembre al 4 di ottobre più di 50 bodegones (trattorie/osterie spesso anche,con vendita di prodotti alimentari, Ndr) tipici della città parteciperanno ad un grande evento per celebrare l´origine dell´identità gastronomica dei quartieri di Buenos Aires.

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Macri presidente: un liberale alla guida dell'Argentina

Il neopresidente argentino è deciso ad accendere l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulle violazioni dei diritti civili in Venezuela. Il fronte del socialismo nella regione viene attaccato in maniera diretta per la prima volta
STEFANO PELAGGI - L’elezione di Mauricio Macri in Argentina segna un importante punto di svolta per gli equilibri della regione. La sconfitta di Scioli, il candidato appoggiato dal presidente uscente Cristina Fernández de Kirchner, mostra un segnale di volontà di cambiamento dopo un decennio di dominio politico della sinistra. Il modello socialista che ha orientato in maniera decisa l’America latina nel XXI secolo è fortemente ridimensionato, la libertà politica nel Venezuela post-Chavez ha destato allarme in tutto il mondo e i problemi del paese caraibico, dalla scarsità di prodotti alla violenza endemica sembrano insormontabili.

Il Brasile dopo i mondiali di calcio ha mostrato la debolezza strutturale di un sistema sociale basato su una eccessiva disparità della redistribuzione economica e i numerosi casi di corruzione hanno minimizzato l’immagine del miracolo economico brasiliano creata nell’ultimo decennio. Il consenso di Enrique Peña Nieto in Messico è sceso a livelli bassissimi dopo la fuga del narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán, i continui episodi di corruzione e soprattutto con la strage di 43 studenti a Ayotzinapa, nello stato di Guerrero. L’immagine del Partito Rivoluzionario Istituzionale è notevolmente peggiorata, e con tutta probabilità le prossime elezioni apriranno le porte a nuove forza politiche. Il governo della Bachelet in Cile è sempre più vicino ad un orientamento centrista, con il coinvolgimento delle opposizioni nelle principali scelte politiche per contrastare le contestazioni provenienti dalla sinistra radicale in tema di educazione, sanità e lavoro.

La Bolivia di Morales sembra cercare una stabilità interna e gli interessi del presidente sono tutti volti ad una concertazione nazionale, per tentare l’ambiziosa modifica della costituzione che gli consentirebbe di celebrare nel 2025 i 200 anni di indipendenza del paese. L’interesso geopolitico mondiale è ormai diviso tra la definitiva affermazione economica del continente asiatico e i mille problemi che affliggono il Vicino Oriente, l’America latina è sempre più relegata in una periferia statica, anche se alcuni paesi come Cile, Colombia e Perù, ma anche Bolivia e Ecuador hanno mostrato una capacità di confrontarsi con le sfide economiche del futuro. Il brusco arresto del miracolo brasiliano ha determinato un passo indietro delle ambizioni di Brasilia, che non ha più la capacità e la volontà di aspirare ad un ruolo di primo piano nello scacchiere della politica internazionale.Il disinteresse degli Stati Uniti nei confronti del continente ha toccato sotto l’amministrazione Obama un picco inedito, l’America latina non tornerà più ad essere il cortile di casa e l’attenzione di Washington è limitata alle dinamiche di politica interna, ossia al confine messicano.

Il socialismo in America latina nasce dai movimenti che hanno attraversato il continente dagli anni 60 sino allo scorso decennio, i governi di sinistra che hanno governato la maggior parte dei paesi nella regione sono il prodotto di mezzo secolo di lotte e rivendicazioni. L’elezione di Hugo Chavez nel 1998 ha aperto la strada ad una vera e propria rivoluzione legata agli ideali del socialismo, spesso interpretato e rivisto in chiave populista. Nel 2009 tutti i governi della regione, con l’eccezione della Colombia, erano schierati a sinistra. Il cambiamento del colore politico dei paesi dell’America latina ha un significato diverso proprio per la peculiarità del socialismo nella regione. Tutti i leader che hanno governato nello scorso decennio venivano da decennio di lotte e condividevano un passato di antagonismo, frequentemente caratterizzato da un sentimento ostile a Washington, e di scelte radicali.

La svolta a sinistra del continente è stata frequentemente valutata in maniera positiva, o comunque con benevolenza, dall’Occidente. Il cambiamento politico è stato analizzato come la reazione alle ingerenze degli Stati Uniti nella regione e le valutazioni rispetto alle frequenti violazioni dei diritti umani e agli endemici casi di corruzione sono state spesso minimizzate.La repressione politica nei confronti dell’opposizione interna adottata da Chavez in Venezuela ed esacerbata da Maduro, raramente ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica ma anche la recente durissima campagna contro la stampa di Correa in Ecuador o il dubbio coinvolgimento dei servizi segreti argentini nel depistamento delle indagini sull’attentato alla sinagoga di Buenos Aires hanno destato eccessivi allarmi al di fuori dei confini nazionali. La “judgment-free zone” in America latina, secondo una recente definizione di Foreign Policy, può essere incrinata dall’azione di Macri, il conflitto è apparso evidente sin dalla campagna elettorale.

Lilian Tintori, la moglie del prigioniero politico venezuelano Leopoldo López, ha appoggiato la campagna di Macri comparendo spesso al suo fianco, mentre Correa ha più volte espresso il suo sostegno all’avversario Scioli. Da tempo le sfide elettorali nel continente non si occupavano di temi di politica estera, nessun esponente liberale aveva osato aprire un dibattito sulle violazioni dei diritti civili del socialismo latino americano.La strada intrapresa da Macri non è affatto facile, l’estraneità alla categoria del peronismo che ha dominato la politica argentina negli ultimi cinquanta anni costituirà una problematica soprattutto per la gestione della piazza e delle organizzazioni sindacali. La vittoria di Macri è innanzitutto la sconfitta del Kirchnerismo e del populismo argentino, le speranza del neoeletto presidente sono riposte proprio in questa interpretazione del voto popolare. Ben pochi avrebbero predetto la vittoria di un candidato che si rifà direttamente a Sarmiento e Roca, i due presidenti liberali dell’Argentina dell’800. Una campagna elettorale senza nessun riferimento diretto a Peron o al peronismo sarebbe stata giudicata perdente a priori da tutti gli analisti politici del paese, così come i riferimenti a Roca, il colonizzatore della Patagonia, stridono fortemente rispetto all’impronta legata alla cultura degli indios che la Kirchner ha imposto nella cultura argentina. La situazione economica del paese appare disastrosa e questa sarà la priorità principale del governo Macri.

Ma il 21 dicembre al summit del Mercosur, davanti ai leader degli altri paesi della regione tutti allineati con il Venezuela con l’eccezione del Paraguay, il neo eletto presidente lancerà con tutta probabilità un attacco diretto a Maduro proprio sulla questione delle libertà civili. A riprova dell’ambizione di Macri di svelare una realtà che tutti conoscono e di cui nessuno, fino ad ora ha voluto parlare apertamente.

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L´ITALIANO strumento didattico all´Istituto Italiano di Cultura

L´Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires ha scelto il quotidiano L´Italiano come valido strumento didattico per i suoi corsi di lingua italiana.
A seguito di un accordo con la direttrice Maria Mazza ed il Vicedirettore Marco Marica, ogni giorno i 200 allievi avranno a disposizione 50 copie del nostro giornale.
"Siamo felici ed orgogliosi di questa scelta" - ha dichiarato il direttore de L´Italiano Tullio Zembo - "Abbiamo aderito immediatamente e con entusiasmo perché riteniamo di estrema importanza la diffusione della lingua e cultura italiana".

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L'Italia manda il due di picche

TULLIO ZEMBO - I grandi della Terra sono attesi a Buenos Aires fra qualche giorno, il 10 dicembre, per la cerimonia d'insediamento del nuovo Presidente dell'Argentina. E l'Italia chi manda? Tale Maurizio Martina, pro tempore ministro dell'agricoltura che penso sia sconosciuto all'80% degli italiani. Chi manda Re e chi manda il due di picche.
Chissà come è stato scelto Martina, forse perché era il suo turrno di viaggiare o forse perché si chiama Maurizio come Macri.
Peccato, un'altra occasione sprecata. Invece di approfittare del nuovo clima d'apertura impersonificato dall'italo-argentino Mauricio Macri, il capo del governo italiano si comporta da segretario del PD e si adegua a quanto manifestato dal circolo di Buenos Aires del suo partito, secondo il quale con la sconfitta di Cristina Kirchner sarebbero finiti “gli anni di progresso economico, sociale e civile, che hanno avuto come risultato l’inclusione di molte persone”, ma “prima o poi il popolo argentino e le forze che lo rappresentano, tra cui il Pd – Buenos Aires, resisteranno all’avanzata della destra”.
Povera Italia.

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A Buenos Aires la Giornata dell´Italianità

Col patrocinio del quotidiano L´ITALIANO e della Semana della Cocina Italiana 2014 - Un festival artistico, gastronomico e culturale per celebrare le radici italiane e fondare la Piccola Italia nel quartiere Palermo di Buenos Aires
Domenica 22 settembre dalle 10 alle 18 sarà luogo il festival artistico, gastronomico e culturale "Al Dente, Giornata dell´Italianità" in Palermo Hollywood.

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Italia, sveglia!

TULLIO ZEMBO - Mauricio Macri entrerà nelle sue funzioni il 10 dicembre, ma già un paio di grandi nazioni europee si sono prontamente mosse perché si sono accorte che, con il cambiamento deciso dalle elezioni, l’Argentina esce da una chiusura autarchica e terzomondista per riaprirsi alle relazioni soprattutto con i Paesi europei ed agli investimenti.
Il ministro degli esteri spagnolo, José Manuel García Margallo, si è precipitato a Buenos Aires per incontrare Macri e dichiarare: “Vogliamo dimostrare che vogliamo ritornare a tenere relazioni con l’Argentina al livello delle nostre relazioni storiche e dei nostri vincoli culturali e umani”.
Margallo ha annunciato che la Spagna sarà rappresentata al massimo livello, con il re Juan Carlos I, alla cerimonia di assunzione del presidente eletto.
Il Presidente della Repubblica francese ha scritto a Macri per chiedergli un incontro a febbraio nella capitale argentina per “approfondire il nostro dialogo ed intensificare le nostre relazioni bilaterali”.
E l’Italia? Finora non pervenuto.
Sarebbe davvero imperdonabile se l’Italia sprecasse l’occasione di mettere a frutto il naturale vantaggio che ha anche per il fatto che il nuovo Presidente è italiano, come italiana è in gran parte la popolazione argentina.
Basti pensare all’enorme vantaggio di una stretta collaborazione fra un Paese manifatturiero che trasforma materie prime d’importazione  ed un Paese che le materie prime le ha tutte.
E dunque si svegli l’Italia dagli allori sui quali sembra addormentata  Un mese fa il Presidente del Consiglio Renzi è stato in America Latina, è passato dal Cile al Perù, alla Colombia ed a Cuba. Dall’Argentina è passato al largo quando la vittoria di Macri era già nell’aria e con un incontro informale avrebbe potuto battere tutti sul tempo.

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Ciclo di conferenze della Scuola di Posgrado del Collegio degli Avvocati di Buenos Aires

In collaborazione con L´ITALIANO, su aspetti giuridici e culturali
La Scuola di Posgrado del Collegio degli Avvocati di Buenos Aires ha stabilito vincoli di mutua collaborazione col quotidiano L´ITALIANO e con le principali istituzioni italiane in Argentina, specialmente con l´Ambasciata e col Consolato Generale di Buenos Aires.

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Argentina in default. E ora?

Falliti i negoziati ad oltranza a New York. Ma il giudice Griesa ha convocato un'udienza questa mattina presso la Corte di New York con la presenza dei rappresentanti del governo argentino e degli hedge fund. Alcune banche straniere starebbero cercando una soluzione. L'Argentina ha fatto bene a non piegarsi al ricatto
L' Argentina ha dichiarato default. Anche se il ministro dell'economia argentino, Axel Kicillof, in una conferenza stampa ha sostenuto che il suo Paese non era in default perchè aveva dimostrato la sua volontà di pagare depositando nella Bank of New York Mellon i fondi per coprire gli interessi in scadenza sui bond ristrutturati.
Non ha portato nessun risultato la maratona negoziale a New York e la trattativa con gli hedge fund creditori si è conclusa senza nessun accordo.
Il giudice Thomas Griesa, che aveva congelato i 539 milioni di dollari depositati nella banca dall'Argentina, aveva dichiarato che avrebbe concesso una sospensione della sentenza se gli hedge fund avessero accettato, ma non lo hanno voluto fare soprattutto Nml Capital e Surelius ed hanno continuato a pretendere il rimborso integrale delle loro obbligazioni per 1,5 miliardi.
Insomma un giudice nordamericano ha deciso che l'Argentina dovesse essere in balìa degli "avvoltoi".
Il fondo Elliot Capital che ha vinto la causa è specializzato in questo tipo di operazioni: acquista a prezzi irrisori titoli di paesi finiti in default e percorre poi la via giudiziaria per ottenere rimborsi o costringere lo Stato a una mediazione. Ci aveva già provato con successo nel 1996 con il Perù, acquistando bond per 11 milioni e ottenendone alla fine 60 di rimborsi. Secondo il governo argentino Elliot Capital avrebbe comprato titoli dichiarati in default per 49 milioni di dollari e ora potrebbe incassarne oltre 830 con un guadagno del 1600% in soli sei anni. Guardando al passato vale la pena ricordare un episodio tra tanti. Nel marzo del 2001 David Mulford in rappresentanza di Credit Suisse convinse il governo argentino, alle prese con una carenza di liquidità, ad aderire a un’operazione di swap del debito. Le scadenze dei pagamenti venivano posticipate ma gli interessi sui titoli diventavano ancora più insostenibili. L’operazione fruttò all’istituto svizzero e alle altre banche internazionali coinvolte commissioni per 90 milioni di dollari, ma affossò definitivamente le già risicate chances di ripresa del paese.
Quindi, dopo 13 anni, l'Argentina è nuovamente in default.
Sui mercati internazionali non dovrebbero esserci grandi contraccolpi anche se l'agenzia di rating Standard & Poor's si è affrettata a concludere, già mercoledì, che l'Argentina è in "selective default" a seguito del mancato pagamento su alcuni dei titoli del suo debito sovrano in valuta straniera. Infatti Buenos Aires è assente dal palcoscenico obbligazionario globale dal default del 2001-2002 e il debito argentino rappresenta all'incirca l'1 percento nell'indice dei mercati emergenti di JP Morgan.
Piuttosto potrebbero innescarsi guai seri sul mercato interno per un Paese che ha riserve per appena 30 miliardi dollari e si trova a fronteggiare una situazione economica tutt’altro che rosea con l'aggravarsi della recessione e l'aumento di un'inflazione che è già al 40%.
Una brutta situazione, come ha constatato amaramente il mediatore designato dal giudice Griesa Daniel Pollack: "Il default non è solo una questione tecnica - ha detto - E' un doloroso evento che danneggia persone reali: tutti i cittadini argentini, i creditori che avevano accettato i titoli ristrutturati e che ora non ricevono gli interessi e i creditori dissidenti che non possono far valere le loro vittorie giudiziarie".
L'Argentina non poteva fare altrimenti a meno di sottostare al ricatto degli hedge fund ed ha dimostrato concretamente la sua volontà di pagare.
Il paradossale è che un giudice di un paese straniero possa decidere sul destino di una nazione sovrana.
Se ne deve essere accorto alla fine anche il giudice Griesa, che ha convocato per questa mattina alle 11 (le 12 ora argentina) un'udienza presso la Corte di New York con la presenza dei rappresentanti del governo argentino e degli hedge fund.
Ma non è il solo segnale che si sta cercando di smuovere la situazione. Nel cuore di Mabnhattan, fra la quinta e la sesta strada, dove ha sede  l'hedge fund Elliot, sarebbero in corso negoziazioni  tra i fondi e rappresentanti di banche straniere.
Dopo il fallimento del tentativo di banche argentine che volevano acquistare il debito degli hedge, sarebbero ora in pista alcune banche straniere, fra le quali HSBC, Citibnk e JP Morgan.
Vedremo come andrà a finire.

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